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Thailandia, scontri dilagano da Bangkok al resto del paese

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Thailandia, scontri dilagano da Bangkok al resto del paese

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Il governo thailandese ricorre alle maniere forti per contenere le proteste che da Bangkok stanno dilagando al resto del paese.

Il coprifuoco imposto nella capitale è stato esteso ad altre 21 province. Oscurati i notiziari tv e i social network. Annunciata la pena di morte per chi commette incendi dolosi e atti di terrorismo.

Da questa mattina, sei persone hanno perso la vita negli scontri a fuoco: tra queste un fotoreporter italiano di 45 anni, Fabio Polenghi. Colpito mentre fotografava i manifestanti in fuga durante il blitz dell’esercito contro il presidio delle camice rosse.

Dopo l’arresto dei loro principali dirigenti, che si sono consegnati alla polizia, per le camice rosse la scelta è stata arrendersi o continuare a oltranza.

“Non credevo che finisse in questo modo. Siamo scesi in piazza per chiedere democrazia. Se l’avessimo ottenuta, saremmo tornati a casa. Vorrà dire che rimarremo più a lungo”.

“Non smetterò di combattere. Non mi arrenderò fino a quando non avremo giustizia, fino a quando non avremo democrazia. La Thailandia rimarrà in questo stato, abbiamo molti altri leader in altre province”.

I manifestanti hanno messo a fuoco la sede della borsa di Bangkok, ma anche alcuni uffici comunali nelle province del nord. Forse il colpo di coda di una protesta che si sta spegnendo, oppure l’inizio di una contrapposizione ancora più sanguinosa.