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Thailandia, il lungo assedio delle camice rosse

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Thailandia, il lungo assedio delle camice rosse

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L’attuale rivolta della camice rosse è iniziata con le manifestazioni di piazza del marzo scorso nel centro di Bangkok.

I manifestanti chiedono le dimissioni del premier Abhisit Vejjajiva, salito al potere nel 2006 dopo un colpo di stato militare che aveva costretto alla fuga il suo predecessore, Thaksin Sinawatra.

L’offerta di elezioni anticipate l’autunno prossimo non basta a dissolvere la protesta, che a partire da aprile inizia a prendere i contorni di uno scontro con le forze di sicurezza thailandesi.

Dietro la contrapposizione politica, motivi sociali ed economici. Da un lato la classe media, allineata con il governo, l’esercito e la monarchia. Dall’altro le camice rosse che chiedono il ritorno in patria di Thaksin Sinawatra, processato e condannato in contumacia per conflitto di interessi.

Il re, a cui in molti hanno guardato nelle ultime settimane per dirimere la controversia, è rimasto in silenzio. Le sue precarie condizioni di salute e l’assenza di prospettive lasciano temere per il futuro della casa reale.