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Thailandia. Il governo respinge la proposta di mediazione del Senato

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Thailandia. Il governo respinge la proposta di mediazione del Senato

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L’annuncio di una mediazione, il sì dei manifestanti, il rifiuto del governo thailandese. Mentre nelle strade di Bangkok persiste la tensione, non si delinea ancora la prospettiva di un dialogo tra l’esecutivo e le camicie rosse.

Negli ultimi giorni nel quartiere dove sono asserragliati gli oppositori sono morte una quarantina di persone. I manifestanti hanno accettato la proposta di mediazione del presidente del Senato. Il governo non è d’accordo e pone una condizione imprescindibile, oltre a respingere il cessate il fuoco:

“La situazione”, dice il ministro Satit Wongnongtoey, “potrà sbloccarsi e i negoziati potranno cominciare solo quando gli oppositori avranno messo fine alle loro proteste”.

I militari hanno risposto con pallottole vere al lancio di bottiglie molotov ed esplosivi rudimentali. Giornalisti, membri del personale medico, passanti sono rimasti uccisi o feriti.

Amnesty International accusa i soldati di aver colpito persone che non rappresentavano nessun pericolo. Il governo sostiene che siano militanti, infiltratisi fra i manifestanti, a sparare sulla gente.

La rabbia di un residente: “Sono sconvolto per quello che hanno fatto i soldati. Non hanno il diritto di isolare l’area e sparare a persone che sono a mani nude”.

Secondo il governo sono duemila i manifestanti attivi all’esterno dell’accampamento, cinquemila quelli che lunedì hanno ignorato l’ordire di andar via.

Dall’inizio della crisi, due mesi fa, sono morte 67 persone, tutti civili tranne un soldato e un leader delle camicie rosse, circa 1700 i feriti.