ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

La rivoluzione del cotone biologico

Lettura in corso:

La rivoluzione del cotone biologico

Dimensioni di testo Aa Aa

Il cotone è una delle colture più inquinate al mondo: consuma il 25% degli insetticidi. In India, secondo produttore mondiale dopo la Turchia, il cotone occupa il 5% delle terre coltivate e utilizza la metà dei pesticidi venduti.

Tutto è iniziato con la Green Revolution e l’introduzione, a fine anni Sessanta, di nuove sementi ibride altamente produttive, ma che richiedevano un forte utilizzo di pesticidi e fertilizzanti. Una pratica che col tempo ha diminuito la fertilità delle terre e intaccato la qualità delle falde acquifere. Un problema ambientale che in India da anni è anche emergenza sociale.
Bojju Bai, agricoltore biologico:

“I produttori di cotone transgenico ricorrono a intermediari o usurai per pagare quantità sempre maggiori di pesticidi, semi e fertilizzati. Se il raccolto va male, se non piove o se gli insetti resistono ai trattamenti, il produttore non riesce a restituire il denaro e può sentirsi costretto al suicidio”.

Tra ottobre e novembre di quest’anno 45 produttori si sono tolti la vita nel solo distretto di Adilabad, nel nord dell’Andhra Pradesh. Molti lo hanno fatto bevendo pesticidi. Si parla di oltre 17,500 suicidi all’anno tra il 2002 e il 2006. Bojju Bai nel villaggio di Belgaum, ha trovato un’altra via. Quattro anni fa è passata al cotone biologico. Ha imparato a tenere un quaderno contabile ed è stata messa in relazione con un istituto di credito:

“Prima di passare al biocotone, un mediatore mi aveva concesso un finanziamento: 10 mila rupie a stagione che mi bastavano appena per pagare prestito e interessi. Ora comincio ad avere un margine di guadagno”.

Nel 2004 le Ong olandesi Solidaridad e ICCO hanno lanciato il progetto di commercio equo-solidale Chetna che nel 2007 ha portato alla nascita dell’associazione nazionale Chetna Organic. Ai contadini viene insegnato come ritornare a pratiche ecosostenibili: imparano per esempio a produrre compost con piante da biomassa, scoprono che l’urina di bovini puo’ essere un ottimo pesticida. L’obiettivo è renderli indipendenti. Siddharth Tripathy, Chetna Organic:

“Stiamo cercando di migliorare la vita dei piccoli produttori rendendo i loro metodi più sostenibili ed efficienti. Tutto è iniziato come un’iniziativa per unire i fornitori ai rivenditori internazionali”.

I contadini capiscono che è possibile risparmiare e avere un buon raccolto anche con piccole astuzie ecologiche, come spiega il ricercatore B.G. Mahesh:

“Ci sono molti rimedi verdi, come arare durante il periodo estivo, utilizzare le cosiddette “piante trappola”, ovvero piante di cui i parassiti vanno ghiotti e che quindi tengono lontani gli insetti dal cotone. Ci sono poi spray preparati con estratti di piante. Utilizziamo inoltre metodi biologici per eliminare i parassiti. Alcuni insetti si nutrono dei parassiti del cotone: li lasciamo agire senza eliminarli”.

La svolta biologica si accompagna anche a pratiche differenziate per generare guadagno anche da settori che non siano il cotone. Kohinur, nel distretto di Adilabad, è uno dei sei villaggi dove è stato sperimentato un programma sulle riserve d’acqua. Due anni fa questo lago non esisteva. I contadini oggi possono vendere o consumare pesce e beneficiare dell’acqua per i campi. Pendur Sungu, agricoltore biologico:

“Conserviamo l’acqua con un sistema di canalizzazioni per aumentare la produttività del raccolto. Utilizziamo questa struttura per limitare l’erosione del territorio e mantenere fertili le nostre terre”.

I produttori non possono dipendere da un solo raccolto: hanno bisogno di avere piante da frutto, verdure, bestiame. A Kohinur un gruppo di 10 donne ha ricevuto in gestione un terreno e ha creato un vivaio per piante da biomassa. Quest’anno, che ha dato un cattivo raccolto ai produttori di cotone, per loro è stato piuttosto positivo.

“Dallo scorso febbraio dice uno dei membri del gruppo abbiamo prodotto 60 mila piante. 20 mila sono già state vendute e finora abbiamo guadagnato 60 mila rupie”.

Sempre più produttori stanno passando all’agricoltura biologica in India. Oltre 5.500 contadini dal 2004 hanno aderito a Chetna Organic. L’associazione fornisce un accesso al mercato internazionale, negozia i prezzi per i produttori e stabilisce legami con i rivenditori.

Bhaskar Chandra Adhikari, coordinatore dell’ Andhra Pradesh per il programma Chetna Organic:

“In alcuni villaggi tutti i produttori scelgono il biologico. E non parliamo solo di cotone, ma anche di soya, di legumi. Sono circa 1.520 i villaggi che hanno fatto questa svolta. Per noi è un grande risultato”.

La produzione eco-sostenibile del cotone biologico arriva fino al consumatore. Controlli periodici ne garantiscono la qualità e la tracciabilità. Un processo certificato a livello internazionale.