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Thailandia, il governo vuole la resa delle "camicie rosse"

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Thailandia, il governo vuole la resa delle "camicie rosse"

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Resta tesa la situazione a Bangkok. Nella notte nella capitale thailandese sono stati avvertiti ancora spari ed esplosioni. Nel centro l’esercito sta cercando di isolare i sostenitori dell’ex premier Shinawatra nel quartiere da loro occupato. Il bilancio delle vittime degli ultimi tre giorni di guerriglia è salito a trentacinque. Oltre duecento i feriti. Il governo ha respinto con un no secco la proposta avanzata dalle “camicie rosse” di fermare la violenza e tornare ai negoziati con la mediazione dell’Onu. Vuole la loro resa.

“Respingiamo le loro richieste per la mediazione delle Nazioni Unite o per altre loro iniziative nel Paese” ha detto il portavoce del governo Panitan Wattanyajorn. “Nessun governo thailandese ha mai permesso ingerenze negli affari interni. Siamo in grado di risolvere i nostri problemi da soli, ma siamo disposti ad ascoltare”.

Diversi sostenitori della protesta hanno detto alle loro donne e bambini di trasferirsi in un tempio buddista della zona, per tradizione luogo inaccessibile a uomini armati.

“Siamo venuti qui per mettere al sicuro i bambini” spiega uno di loro. “Tornerò fuori più tardi”.

La nuova settimana si preannuncia molto complessa. Nel timore di un blitz finale da parte dell’esercito, diversi cittadini hanno deciso di fare i bagagli e di allontanarsi dalle loro case.