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Thailandia: gli insorti chiedono l'ONU, il governo rifiuta

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Thailandia: gli insorti chiedono l'ONU, il governo rifiuta

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Nessuna mediazione: gli insorti possono solo arrendersi.  L’ultima proposta dei “rossi” riceve per risposta un “no” secco da parte del governo thailandese.  Avevano chiesto la mediazione delle Nazioni Unite per tornare al negoziato, e che l’esercito cessasse il fuoco.  I militari continuano a sparare, fonti ospedaliere confermano altri morti, oggi.  In giornata era stato preannunciato un coprifuoco nei quartieri intorno al teatro degli scontri, ma ora l’esercito ha cambiato idea:
 
“Non proclamiamo il coprifuoco, per oggi, perché siamo in grado di controllare la situazione.  Se dovessero cambiare le cose, in caso di circostanze particolari, torneremo a valutare la situazione e informeremo tutti”.
 
Coprifuoco dunque non necessario, ma lo stato d’emergenza è stato esteso ad altre 5 province, che si aggiungono alle 17 dei giorni scorsi.  Si tratta in gran parte delle regioni rurali, roccaforte del movimento dei rossi.   Uno dei leader ribelli ha detto che si rischia la guerra civile: vorrebbe il ritiro, ma è in minoranza.   Le autorità hanno dato fino a domattina per consegnarsi: ma tra le fila dei rossi finora non vi sono defezioni, e anche molte donne, invitate dai leader a rifugiarsi nei templi, non lo stanno facendo.