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Tailandia: gialli contro rossi, da anni un conflitto crescente

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Tailandia: gialli contro rossi, da anni un conflitto crescente

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È una lotta tra due leader, una guerra tra ricchi e poveri, o qualcosa d’altro?

Da una parte il premier Abhisit Vejjajiva, nell’immagine a destra; dall’altra il suo predecessore, Taksin Shinawatra, ora in esilio.

Shinawatra fu deposto da un colpo di Stato nel 2006, e la protesta, multiforme, confluì poi per la gran parte in un movimento, il Fronte Nazionale Unito per la Democrazia contro la Dittatura. Finanziato, si dice, dallo stesso ex-premier. Il rosso è il colore che rappresenta il movimento. Nel 2007 furono riconvocate le elezioni, vinse un partito vicino a Shinawatra e la protesta finì, ma ne iniziò un’altra, quella dei gialli, cioè dei militanti dell’Alleanza Popolare per la Democrazia, che accusavano Shinwatra di brogli e corruzione.

La protesta dei gialli portò all’occupazione del palazzo del governo nel 2008, pochi mesi dopo si tornò alle urne, andò al governo Vejjajiva e riesplose la protesta dei rossi, che a loro volta denunciano ora brogli, l’influenza dell’esercito e la presenza quindi di un governo illegittimo. Tra i sostenitori di Vejjajiva, buona parte della ricca borghesia cittadina, e dell’aristocrazia. Tra i rossi, soprattutto contadini, operai. Ma anche miliardari come lo stesso Shinawatra, del quale tra l’altro nemmeno tutti i rossi vogliono il ritorno. Per molti, si tratta di una lotta per la democrazia, in un sistema ancora legato a vecchi riti – e privilegi -: un sistema fatto anche da un re debole, ma da una monarchia forte.