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Tailandia: ancora morti, poi calma apparente

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Tailandia: ancora morti, poi calma apparente

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Quasi venti morti, forse molti di più, negli scontri delle ultime ventiquattro ore nel centro di Bangkok. Nelle prime ore di stamattina si sparava ancora, e si contano tre morti, che vanno ad aggiungersi ai sedici di ieri e alla trentina delle settimane passate.

Ma alcune testimonianze fanno pensare a cifre ampiamente superiori a quelle ufficiali. Nel quartiere commerciale di Ratchaprasong, i militanti dell’opposizione, in sit-in da settimane, hanno rifiutato di lasciare il campo allo scadere dell’ultimatum imposto dal governo, ieri all’alba è stato dato quindi ordine all’esercito di isolare il quartiere, i cui grandi alberghi da tempo non accettavano più prenotazioni. Tutti a Bangkok sapevano che la situazione sarebbe presto degenerata. Uno dei leader della protesta anti-governativa è stato gravemente ferito poco dopo la scadenza dell’ultimatum, il clima si è ulteriormente deteriorato, e da pallottole di gomma e lacrimogerni si è rapidamente passati a proiettili veri sparati ad alzo zero. Almeno 150 i feriti, tra i quali anche tre giornalisti. Secondo le autorità tailandesi sono circa 6.000 i militanti rossi asserragliati nel quartiere di Ratchaprasong. Ritenuti vicini all’ex premier Taksin Shinawatra, contestano la legittimità del governo attuale.

Sporadici attacchi degli oppositori sono in corso anche in altre zone della capitale tailandese, lo stato d’emergenza è stato proclamato per quindici province.