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Bas: "Verso un'alleanza tra i popoli"

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Bas: "Verso un'alleanza tra i popoli"

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Intervista a Jean-Christophe Bas, reponsabile per la strategia e lo sviluppo dell’Organizazione delle Nazioni Unite per l’Alleanza fra Civilità (UNAOC).
 
Claudio Rocco (euronews): 
Il dialogo tra le civiltà è uno dei grandi temi del nostro tempo. Dal 27 al 29 maggio oltre 2000 fra politici, alti dirigenti industriali, attivisti della società civile s’incontrano a Rio de Janeiro per il terzo forum ONU dedicato all’alleanza dei popoli per promuovere azioni comuni destinate a favorire l’incontro fra culture. Queste sono le immagini del primo forum che si è tenuto a Madrid nel 2008. L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alleanza tra Civiltà  è stata varata nel 2005 su impulso dei Governi di Spagna e Turchia. L’obiettivo è il supporto a progetti volti a costruire legami fra culture e comunità diverse per incoraggiare la mutua comprensione e le relazioni di cooperazione fra i popoli.
 
In vista del Forum di Rio euronews ha intervistato Jean Christophe Bas, dirigente per la strategia e lo sviluppo dell’organizzazione a New York nonchè consulente di Jorge Sampaio, ex presidente del Portogallo, che è alto rappresentante ONU per l’Alleanza.
 
Claudio Rocco, euronews: Cosa vi attendete dal prossimo vertice di Rio?
 
Jean-Christoph Bas, Responsabile per la strategia e lo sviluppo della UNAOC:
“Credo che oggi esista un consenso a nord, a sud ad est e ovest del pianeta per dichiarare che le questioni dell’identità, della cultura, della diversità restino al centro dell’agenda della stabilità e della pace. Si tratta di una posta in gioco assolutamente importante per fare in modo che la comunità internazionale integri meglio questi aspetti del dialogo fra le culture e le diversità”.

euronews: Quali iniziative concrete avete intenzione di prendere nel corso del vertice?
 
Jean Christophe Bas: “I problemi dell’identità, delle diversità devono essere risolti a livello della strada, del quartiere, delle comunità locali ed è la ragione per la quale, la momento del vertice di Rio metteremo in campo un insieme di  protagonisti che hanno fatto un lavoro straordinario ma che non accesso ai media e alla pubblicità”
 
euronews: Concretamente lei parla di quali organizzazioni?
 
Jean Christophe Bas: 
“Parlo di una serie di Organizzazioni non Governative in Europa, Asia, Africa i cui esponenti locali hanno trovato risposte per cercare di radunare uomini di cultura di orgine e identità diverse e che sono giunti a trovare risposte concrete”.
 
euronews: In un certo senso questo dialogo fra le culture promosso dall’Alleanza è una reazione contro la politica estera conservatrice che aveva promosso Bush e che si basava sulla potenza militare.
Adesso la politica di Bush è stata sostituita da quella del dialogo voluto da Obama. Il discorso al Cairo nel giugno del 2009 è un tipico esempio di questo cambiamento.
 
Jean Christophe Bas: 
“ Credo che ogni presidente abbia il suo stile. Il presidente Obama, un uomo che ha trascorso parte della sua infanzia in Indonesia, che ha delle orgini africane, incarni in se stesso il concetto di Alleanza tra Civiltà. Credo che l’attuale congiuntura spinga gli Stati Uniti a tornare verso la comunità internazionale e ad impegnarsi fortemente proprio per cercare di trovare col resto del mondo le soluzioni adatte alle sfide con le quali ci confrontiamo”.
 
euronews: Il problema della polarizzazione della guerra fra civiltà in europa è un problema molto sentito anche a  causa dei flussi migratori lei ne parla nel suo libro l’Europa à la carte, ora qual è la sua visione di questo problema?
 
Jean Christophe Bas: 
“Le migrazioni saranno un fenomeno significativo del XXI secolo che modificherà profondamente  le nostre società e la nostra identità. Un cambio d’identità genera sempre dolore e avviene in una dimensione di apprensione sopratutto in Europa che fino a 25 anni fa rappresentava circa il 25% della popolazione mondiale e che oggi rappresenta solo il 12%  e quindi c‘è una specie di apprensione sul fatto di sentirsi o meno  all’altezza delle sfide di un mondo globale. Effettivamente credo che oggi le vere preoccupazioni e le risposte siano nella migliore comprensione della diversità e nel cercare di conquistare o riconquistare le popolazioni immigrate, in un certo senso di farne dei vettori e degli intermediari per il processo del dialogo fra le culture, di un dialogo fra i paesi nei quali lavorano e quelli di origine, da qualunque parte vengano. Credo che questo rappresenti il nucleo stesso del disagio oggi in Europa.”