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Marea nera: calata la cupola di speranze e incognite

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Marea nera: calata la cupola di speranze e incognite

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In superficie lo spargimento di solventi con barche e aereoplani. In profondità l’intervento dei robot.
Prosegue con un attacco a tenaglia, il tentativo di contenere l’emorragia di petrolio dalla piattaforma della BP affondata nel Golfo del Messico.
Le speranze sono ora nella cupola d’acciaio, calata a oltre un chilometro e mezzo di profondità per arginare la falla.

Operazione avveniristica, dalle cui incognite mettono però in guardia gli stessi vertici della compagnia petrolifera: concepita per aspirare il greggio e veicolarlo verso una nave cisterna, in caso di fallimento, rischierebbe di aggravarne la fuoriuscita di ben 12 volte.
“Non è certo una soluzione definitiva – commenta Mary Landry, ammiraglio della Guardia Costiera statunitense -. La soluzione definitiva sarà soltanto la chiusura della falla. Devo inoltre invitarvi a moderare gli entusiasmi, perché è la prima volta che si tenta un intervento a queste profondità e le incognite sono moltissime”.

La corsa contro tempo e catastrofe ecologica prosegue intanto anche sull’arcipelago delle Chandeleur: paradiso naturale alla foce del fiume Mississippi e un tempo regno incontrastato di pellicani e delfini, ormai raggiunto dalla marea nera.