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"La crisi è appena cominciata"


intervista

"La crisi è appena cominciata"

Jacques Attali – Scrittore ed economista francese

“Non smetto di sperare che i 27 comprendano che l’unica soluzione è oggi ‘più Europa’ e non ‘meno Europa’”

Jacques Attali non ha dubbi: il ricorso all’Fmi per salvare la Grecia dal crack è stato catastrofico. Una scelta, sostiene l’economista e intellettuale, che fra disonore e guerra ha preferito il disonore, ma porterà anche la guerra. Perché la crisi, dice, è appena iniziata. Uno scenario che la politica potrebbe però trasformare in occasione di rinnovamento. Purché non si ostini a intervenire in ritardo, come in occasione del vertice del 7 maggio, chiamato a stabilire i tempi del via libera europeo al piano salva-Grecia.

Jacques Attali: “Questo vertice è arrivato troppo tardi. Due o tre settimane fa sarebbe bastato mettere 40 miliardi di euro sul tavolo. Si è invece esitato, si è detto che non saremmo arrivati a tanto. E alla fine abbiamo adottato la soluzione peggiore: quella di dire di no e poi fare il contrario.
In secondo luogo, il meccanismo adottato non è credibile. Le cifre sono elevate, ma il piano di rigore non è affatto sostenibile. Quanto si richiede ai greci non sono peraltro neanche economie sulla difesa, che è la principale voce di spesa.
E’ inevitabile che i mercati si interroghino su cosa accadrà in altri paesi. Se la reazione sarà adeguata anche in Portogallo, Spagna, Italia, Regno Unito. Perché anche la Gran Bretagna è al momento messa abbastanza male.
Sono quindi da mettere in conto altri attacchi speculativi. O quantomeno situazioni che mettano alla prova la serietà delle reazioni politiche. Perché oggi i governi dei 27 non si limitano a prendere decisioni in nome dell’Europa. Mettono in atto un vero e proprio sperpero”.

Laura Davidescu, euronews: “Di fronte alla vastità della crisi, sostiene quindi che l’unica soluzione sia potenziare meccanismi di reazione ‘veramente’ europei?”

Jacques Attali: “Certamente. Non si tratta però della soluzione in quanto tale. L’unica risposta possibile per ridurre il debito è la crescita. In attesa che si torni a crescere, bisogna però evitare la catastrofe e attivare prestiti affidabili. E l’unico soggetto che può farlo è l’Unione Europea”.

euronews: “Siamo però lontani da decisioni di questa portata…”

Jacques Attali: “È da due anni che non concludiamo niente.
Abbiamo organizzato G-20 che non sono serviti a nulla, annunciato cose che non sono state realizzate… La paura di prendere decisioni ci paralizza. E intanto i problemi esplodono.
In origine si trattava di una “piccola crisi” legata ai subprime americani, che sarebbe dovuta costare 10 miliardi di dollari. Non si è intervenuti e ha investito le banche a livello mondiale. A parte riversarla sui contribuenti, non si è però ancora fatto nulla. E così è ricaduta sul debito pubblico nell’ordine dei 7.000-8.000 miliardi di dollari. Le banche continuano a speculare. Niente è cambiato. Il sistema è ancora completamente nelle mani della finanza internazionale”.

euronews: “Se il punto è questo, vuol dire che dopo una crisi della finanza privata, stiamo scoprendo una crisi della finanza pubblica…”

Jacques Attali: “Non scopriamo niente… è da tre anni che dico che non facciamo che riversare il debito privato su quello pubblico. È dalla crisi della Lehman Brothers che abbiamo scelto di riversare il debito privato sul debito pubblico. E questo, perché abbiamo accettato di finanziare tutte le perdite delle banche. E abbiamo accettato che a pagare fosse quindi il contribuente di domani. Per di più per debiti contratti da altri. Questi sono stati gli errori”.

euronews: “Una fra le tante ragioni delle esitazioni degli ultimi mesi è riconducibile all’intervento del Fondo Monetario Internazionale. La Germania si è opposta all’ipotesi che a pagare, finanziando il piano di salvataggio per la Grecia, fosse soltanto l’Europa. In un recente articolo, lei definisce ‘disonorevole’ la decisione a cui si è alla fine arrivati, di fare appello all’Fmi. Perché?”

Jacques Attali: “Ho ripreso quanto detto da Churchill: ‘Fra disonore e guerra, avete scelto il disonore e avrete la guerra’. Una formula che purtroppo si è dimostrata vera. Abbiamo optato per il disonore, perché il Fondo Monetario Internazionale è una struttura certamente rispettabile, ma non è europea. Abbiamo quindi lasciato che fossero altri, principalmente gli americani, a stabilire le politiche per risolvere una questione europea.
E così abbiamo calpestato l’identità europea. Lasciando inoltre che il fardello ricada proprio sui paesi europei, perché saranno loro a pagare per la crisi”.

euronews: “Se a questa situazione siamo quindi arrivati perché la stessa architettura europea presenta delle falle – perché l’Euro, per esempio, non è mai stato appoggiato da un’adeguata politica europea sul piano economico o fiscale – come possiamo intervenire oggi?”

Jacques Attali: “Sostengo da 10 anni che l’Euro sparirà, se non istituiremo un vero bilancio europeo. Purtroppo, l’approccio è però sempre lo stesso. Abbiamo istituito il mercato unico, perché quello comune non bastava più. Poi la moneta unica, perché il mercato unico non bastava più. E ogni volta per reagire a una crisi. Oggi è evidente che l’euro non può esistere senza una comune politica fiscale e di bilancio. È semplicemente impossibile.
Che cosa avremo il coraggio di fare? Vedremo. Al momento abbiamo però uomini politici del ventesimo secolo! Che sono cioè ‘in ritardo’ di un secolo”.

euronews: “Fra gli attuali dirigenti europei c‘è qualcuno che le sembra aver compreso la situazione?”

Jacques Attali: “Sfortunatamente, l’unico che mi sembra aver capito è Jean Claude Trichet. Ma non è un uomo politico! In Europa è il solo, insieme forse al presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, che credo abbia compreso la posta in gioco e l’esigenza di un’integrazione molto più forte. Il fatto è che nessuno dei due è nella posizione di imporla”.

euronews: “Cosa ci attende quindi, signor Attali?”

Jacques Attali: “Credo il peggio. E cioè uno sfaldamento dell’Europa in due, tre anni, forse anche meno. L’interrogativo è ora se i politici che non hanno avuto coraggio in tempi di bonaccia, lo troveranno invece nella tempesta”.

euronews: “Nella tempesta?… È quindi solo all’inizio, questa tempesta?”

Jacques Attali: “Certo. La crisi è appena cominciata. Chi da mesi sostiene che la crisi è finita e ne siamo usciti, non sa quello che dice. La crisi è appena cominciata, il debito pubblico aumenta, la recessione resta. Certo non c‘è crisi in Cina, in India. Ma c‘è nell’Unione Europea, negli Stati Uniti, nell’area Ocse. Tutti questi paesi considerati ricchi sono oggi affaticati. Hanno deciso di vivere a credito, ma prima o poi dovranno pagare”.

euronews: “Quale allora il prezzo per l’Europa? Se mai ne uscirà, ne risulterà più che indebolita…”

Jacques Attali: “No, e proprio perché la crisi non è ancora finita. Al contrario potrebbe invece rivelarsi un’opportunità. Come la grande svalutazione del ’92-‘93 o la crisi vissuta dall’Europa fra l’83 e l’84, può essere una grande occasione per rinforzarsi, fare meglio, di più. Comprendere che l’unica soluzione possibile, oggi, è ‘più Europa’ e non ‘meno Europa’”.

euronews: “All’ultimo minuto…”

Jacques Attali: “Speriamo non alla ‘venticinquesima ora’, come diceva un celebre scrittore romeno”.

euronews: “E per Portogallo e Spagna intravede rischi già nei prossimi mesi?”

Jacques Attali: “Sicuramente. I mercati dimostreranno se i politici che allora non sono intervenuti sulla Grecia, lo faranno ora sul Portogallo. Vedremo quindi se il CDS, il Credit Default Swap, del Portogallo aumenterà. E poi quello della Spagna, della Gran Bretagna. Vedremo cosa faranno i governi”.

euronews: “Lo scenario peggiore…”

Jacques Attali: “Lo scenario peggiore. È da lì che bisogna passare, per arrivare al risveglio della classe politica”.

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