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Golfo del Messico, sforzi per contenere la marea nera

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Golfo del Messico, sforzi per contenere la marea nera

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Una superficie grande quanto un piccolo paese: 200 chilometri di lunghezza e 110 di larghezza. La grande marea nera fuoriuscita dalla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico non accenna a diminuire, i tempi e le modalità per bloccarla sono ancora incerti. Il greggio ha già toccato la Luisiana e minaccia la Florida. La compagnia britannica Bp ha ammesso che le quantità di petrolio versate ogni giorno in mare superano le stime. Le condizioni meteo più clementi hanno facilitato gli interventi, scettici alcuni esperti.

Eric Vial, Presidente di Ecoceane: “Si vede oggi che le autorità americane sono prive di mezzi per il recupero di idrocarburi, dato che ne perdono 800mila litri al giorno, e le barriere si mostrano insufficienti. Le barriere in alto mare non sono efficaci e quelle costiere sono utili soltanto per isolare le zone, ma bisogna raccogliere il petrolio ed è evidente che non ci sono i mezzi”.

La società britannica ha previsto vari sistemi tra cui l’installazione a 1500 metri di profondità di una cupola di cemento. La costruzione dovrebbe riuscire a immagazzinare e aspirare in superficie il flusso di greggio. È già stata avviata anche la costruzione di un pozzo di emergenza.
I danni ambientali mettono a rischio più di 600 specie animali: di queste molte già protette come la tartaruga marina e il pellicano bruno che nelle acque della Luisiana rischia di ingerire pesce contaminato.