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Come fermare il petrolio che fuoriesce nel Golfo del Messico

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Come fermare il petrolio che fuoriesce nel Golfo del Messico

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Il 20 aprile scorso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della British Petroleum prende fuoco in seguito a un’esplosione, che secondo gli esperti è stata provocata dall’eccessiva pressione all’interno del pozzo sottomarino. La piattaforma nel mezzo del Golfo del Messic affonda, tutti i robinetti di sicurezza non riescono a mettere un tappo alla fuoriuscita di greggio.
Appare subito evidente che si tratta di una catastrofe ambientale senza precedenti. L’immagine del satellite mostra una chiazza che si estende per almeno cento chilometri.

Il pozzo crollato lascia colare 5000 barili di petrolio al giorno, ma potrebbe arrivare a 100 mila barili…

Un’enormità anche in confronto al disastro della Exxon Valdez che nel 1989 aveva versato in Alaska 57 milioni di litri.
E più della petroliera Prestige che nel 2002 in Galizia, in Spagna, aveva perso 88 milioni di litri nell’Oceano Atlantico.

Nel caso della petroliera Prestige, il relitto si era adagiato a 3500 metri di profondità. Con un sottomarino e un braccio robotico si era riusciti a fatica a tamponare la falla e arrestare l’emorragia di greggio.
Ma anche le operazioni di tecnologia più complicate non sono nulla al confronto di quello che sarebbe necessario fare per bloccare la fuoriuscita nel Golfo del Messico.

L’unico metodo per fermare la perdita sarebbe quello di scavare un altro pozzo a fianco, ma questa operazione a oltre mille metri di profondità prenderà tre mesi.

Il ministro degli interni statunitense Ken Salazar è costretto ad ammettere l’impotenza umana davanti a questo disastro.

“E’ una situazione gravissima. Ci vorranno almeno 90 gionri prima di una soluzione definitiva, scavando un altro pozzo per alleggerire la pressione, e nel frattempo, quantità ingenti di petrolio saranno fuoriuscite”.

E la marea nera inevitabilmente si spanderà fino alla costa. Con una macchia grande come questa, non ci sono barriere che tengano. La Luisiana ospita il 40 per cento delle aree umide costiere degli Stati Uniti. Una perdita inestimabile per la biodiversità del pianeta.