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Primo maggio in Grecia: lavoratori sul piede di guerra

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Primo maggio in Grecia: lavoratori sul piede di guerra

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Tensione alle stelle e poca voglia di festeggiare. Il primo maggio dei lavoratori greci ha il sapore della beffa: più del 50% si è detto pronto a scendere in piazza per dire no alle ulteriori misure d’austerity richieste da Bruxelles, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, per erogare il piano di aiuti invocati dal premier Geórgios Papandreu. Domani i dettagli e la discussione all’Eurogruppo, poi l’esame dei paesi della zona euro per il necessario via libera. 120 miliardi di euro in tre anni i sostegni proposti da parte tedesca. Ma a preoccupare i greci è la pesante contropartita: secondo stime ufficiose, 25 miliardi di tagli alla spesa entro il 2012.

“Mi spaventa la direzione che sta imboccando il paese – commenta una cittadina -. Io, da archeologa, probabilmente dovrò andarmene, perché nel loro mio settore non c‘è alcuno spazio”. “Io sono economista – le fa eco un’altra -. Non trovo lavoro da un anno e mezzo e sono quindi costretta a vivere con i miei genitori”.

“In gioco – ha detto Papandreu – è la sopravvivenza del Paese”. Una questione, sostengono i sindacati, però già di estrema attualità. Il 5 maggio uno sciopero generale con cui intendono tornare a farlo presente al governo.