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Nick Clegg, il "terzo uomo"

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Nick Clegg, il "terzo uomo"

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Da perfetto sconosciuto, o quasi, a star della campagna elettorale: un salto da gigante – fatto in poche settimane – all’insegna di un solo motto: il cambiamento.

Nick Clegg non si è stancato di ripetere che una “terza via” è possible, al di là di laburisti e conservatori. E i sondaggi gli danno buone speranze.

A 43 anni, Clegg ha stravolto l’ordine costituito in tre dibattiti alla tv britannica. Ha fatto uscire dall’ombra i liberaldemocratici, che tradizionalmente fanno la parte della tappezzeria nella lotta tra Labour e Tories.

Mentre sembra poco probabile che i Libdem arrivino davvero a conquistare il numero 10 di Downing street, il loro ruolo potrebbe essere comunque decisivo: il classico ago della bilancia.

Sicuramente il “terzo” uomo ha avuto gioco facile in un clima di stanchezza e insofferenza verso i due grandi partiti.

In più, la sua personalità piace: giovane, tre figli, poliglotta, parla liberamente di sesso e religione. Usa toni e parole nuovi per la politica britannica.

Di padre russo, madre olandese, sposato ad una spagnola, il suo profilo decisamente poco “British” è però una lama a doppio taglio.

Soprattutto il suo entusiasmo per Bruxelles – dove ha lavorato prima in seno alla Commissione, poi da eurodeputato – non gioca necessariamente a suo favore nell’euroscettica Gran Bretagna.

Semplice la parabola della sua ascesa: nel 2004 lascia la politica europea, torna a casa. Subito viene eletto alla Camera dei Comuni.

Le sue idee sembrano un po’ seguire la direzione del vento e degli umori pubblici.

Proprio così però costruisce solidamente la sua immagine.

Con la moglie Miriam, bella e avvocato in carriera, formano una coppia moderna e glamour, finita presto sotto i riflettori.

Un’ascensione rapida e un gran potenziale di guastafeste per i due candidati dei partiti tradizionale. Da vedere se riuscirà a consolidare il successo iniziale in un risultato duraturo.