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Vicenda Shalit: con un cartone animato Hamas fa pressione su Israele

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Vicenda Shalit: con un cartone animato Hamas fa pressione su Israele

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Un nuovo mezzo di pressione su Israele, al centro la sorte di Gilad Shalit, il soldato di Tsahal rapito quasi quattro anni fa.

Hamas ha scelto il cartone animato per lanciare un avvertimento allo Stato ebraico e chiedere la liberazione di centinaia di militanti. Protagonista il padre di Shalit, Noam, che vaga per strada tra le promesse prima di Olmert poi di Netanyahu di riportare suo figlio a casa.

Shalit – fa capire il cartone – potrebbe fare la fine di Ron Arad, pilota israeliano rapito in Libano nel 1986 e probabilmente morto in prigionia. Gilad torna in Israele in una bara, ma è solo un incubo. “C‘è ancora una speranza”, recita il messaggio finale.

Il video,secondo Hamas che lo ha pubblicato sul suo sito e distribuito a varie tv israeliane, serve a far leva sull’opinione pubblica israeliana per ottenere il rilascio dei militanti palestinesi.

“Il messaggio al governo sionista di occupazione è che le condizioni di Hamas e della esistenza non sono negoziabili”, dice il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum. “Giocare sul tempo è un modo per ricattare Hamas e spingerlo a fare concessioni. E’ una scommessa sbagliata”.

Il governo Netanyahu ha condannato il “cinico sfruttamento del dolore della famiglia Shalit”. Secondo Israele Hamas continua a respingere la proposta presentata attraverso la mediazione tedesca: ossia lo scambio di 450 prigionieri palestinesi con il soldato Shalit.

Shimon Liebman, direttore della campagna per la liberazione di Shalit:

“Ad Hamas vogliamo dire solo questo: basta giocare con le persone, inclusa la popolazione di Gaza, prenda una decisione, abbia il coraggio di fare la cosa giusta e otterrà la liberazione di centinaia di detenuti”.

Gilad Shalit è stato rapito il 25 giugno del 2006 in territorio israeliano al confine con la Striscia di Gaza. Alcuni giorni fa suo padre Noam ha scritto al leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, chiedendogli di accettare l’offerta israeliana.