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Islanda: aeroporti bloccati dal vulcano

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Islanda: aeroporti bloccati dal vulcano

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Un vuoto spettrale all’aeroporto internazionale di Reykjavik: chiuso almeno fino a domattina all’alba.
 
E’ la prima volta in otto giorni di caos mondiale, in cui il vulcano e la sua nube avevano paradossalmente risparmiato gli scali islandesi. Ora il vento è cambiato e la cenere ha investito anche Reykiavik e Keflavik.
 
Il resto del mondo inizia invece a tirare un sospiro di sollievo: il vulcano è ancora in attività, ma il volume di cenere è diminuito. A parte Danimarca e Scozia, gli scali europei stanno tornando alla normalità.
 
Ma migliaia di turisti sono ancora in attesa di poter tornare a casa. 25 mila francesi sono bloccati negli Stati Uniti e in Estremo Oriente. Mille e 400 all’Isola della Reunion.
 
“Ci hanno detto – dice un passeggero - che i voli regolari hanno la priorità, dunque non possono fare nulla per noi. Se puoi pagare mille euro, ti puoi comprare un biglietto con un’altra compagnia”.
 
Viste le enormi perdite finanziare, e le divergenze tra le richieste delle compagnie aeree e quelle dei passeggeri, i ministri dell’Unione Europea hanno convocato un vertice straordinario per il 4 maggio.