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Afghanistan: viaggio a Kunduz, quartier generale tedesco

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Afghanistan: viaggio a Kunduz, quartier generale tedesco

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Un impegno in Afghanistan, quello della Germania, che proseguirà nonostante il 70% circa dei tedeschi sia decisamente contrario alla missione militare.

E nonostante l’inchiesta del Bundestag sulla strage di Kunduz dove, il 4 settembre 2009, le forze armate tedesche effettuarono un bombardamento che uccise decine di civili afgani. Sotto accusa, per aver definito ‘appropriata’ l’azione militare, c‘è anche il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg.

Dall’inizio della missione in Afghanistan la Germania ha perso 43 militari, gli ultimi sette in due diversi recenti episodi.

Il nostro inviato Alberto De Filippis ha percorso la strada che porta dalla capitale Kabul a Kunduz, quartier generale delle truppe tedesche, via Mazar e Sharif. I militari di Berlino controllano un’area molto vasta.

De Filippis: “Abbiamo compiuto un viaggio nel nord dell’Afghanistan, la zona di competenza tedesca, una regione grande quanto la Germania, per vedere e capire in quali condizioni operano le truppe tedesche”

Su queste strade più volte sono stati attaccati i convogli tedeschi. Il checkpoint non è altro che un riparo costruito con il fango.

Dall’inizio della missione in Afghanistan la Germania ha speso più di un miliardo e 100 milioni di euro. In questa zona i militari tedeschi addestrano la polizia afghana. Cercano di spiegare come mettere in sicurezza il territorio, ma corruzione, incompetenza e uno scarso controllo rendono minimi i risultati.

Il direttore dell’accademia di polizia di Kunduz ci racconta “Abbiamo dovuto rivedere al ribasso le nostre aspettative. Non possiamo pensare di avere in Afghanistan poliziotti efficienti come in Germania”.

Proprio a Kunduz il presidente afghano Hamid Karzai si è rivolto ai Taleban chiedendo loro di incontrarlo. Un gesto che ha irritato la Nato.

Intanto Barack Obama vuole portare a 30mila il numero dei militari statunitensi in Afghanistan. Il generale McChrystal, comandante dell’ISAF, promette una nuova strategia, più aggressiva. Per essere, dice, più presenti sul terreno. Una strategia che provocherà altre vittime anche tra i soldati.