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Dal sincrotrone nuova luce sull'evoluzione

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Dal sincrotrone nuova luce sull'evoluzione

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Recentemente è stato annunciato il ritrovamento in Sudafrica di due scheletri fossili ottimamente conservati. Si tratta di una nuova specie di ominidi risalente a circa 2 milioni di anni fa, che si colloca in una fase intermedia tra i nostri antenati scimmia e l’uomo moderno. Questa scoperta, secondo gli scienziati, potrebbe aiutarci a risolvere uno dei grandi misteri del nostro albero evolutivo: esattamente quando l’uomo cominciò a camminare su due piedi.

L’autore della scoperta, il professor Lee Berger dell’Università di Johannesburg, ha trasferito parte dello scheletro a Grenoble per essere analizzato al sincrotrone.

Il sincrotrone è un tipo di acceleratore di particelle circolare e ciclico, in cui il campo magnetico e il campo elettrico variabile sono sincronizzati con il fascio delle particelle stesse.

Il sincrotrone serve ai ricercatori per visualizzare cosa c‘è all’interno del fossile senza danneggiarlo: una specie di esame ai raggi X particolarmente evoluto. L’analisi effettuata dal sincrotrone di Grenoble è circa mille miliardi di volte piu’ precisa di quella che viene effettuata normalmente in ospedale.

Questa tecnica consente l’analisi del cranio dello scheletro senza doverlo necessariamente liberare della pietra fossile in cui è contenuto, come invece è accaduto in passato per tutti i reperti di ominidi ritrovati. Questa tecnica è stata messa a punto a Grenoble dal professor Paul Tafforeau. Permette agli scienziati di poter esaminare, in modo chiaro, dettagli delle più piccole parti delle ossa.

“Quello che abbiamo qui è l’esame a piu’ alta risoluzione nel mondo di un’oggetto di queste dimensioni. E’ il cranio fossile di una nuova specie di ominide proveniente dal Sudafrica, risalente a circa 1.9 milioni di anni fa. Questa tecnica ci permette di osservarne la morfologia interna, di stabilirne la data della morte, le strutture, in un modo che la scienza paleontologica non aveva mai avuto a disposizione prima”.

Uno degli aspetti chiave dell’analisi è stato lo studio particolareggiato dei denti del fossile. Studiando la loro crescita interna e la struttura si dovrebbe poter stabilire l’età precisa della morte dell’individuo, e attraverso il confronto tra l’età accertata e il suo livello dello sviluppo (equivalente a quello di un 13enne di oggi) si dovrebbero ricavare preziosi indizi sulla sua vita.

Il Prof. Lee Berger ha deciso di spingersi anche oltre nell’analisi, utilizzando il sincrotrone per studiare anche possibili resti di parti molli del corpo che normalmente non fossilizzano. L’analisi di questi dati è appena cominciata ma la visualizzazione preliminare del cranio completo già lascia intravedere dettagli intriganti. Tra questi le uova fossilizzate di insetto le cui larve hanno forse potuto alimentarsi della carne dell’ominide dopo la sua morte. I ricercatori hanno anche notato un’area estesa a bassa densità che potrebbe configurarsi come un residuo del cervello dopo il suo decadimento batterico.

I ricercatori sperano che il sincrotrone possa dare quelle risposte che finora nessuno ha dato, cioe’ fornisca dettagli utili per scoprire l’anello mancante nell’evoluzione dalle scimmie all’uomo.