ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Cieli chiusi, l'odissea dei viaggiatori

Lettura in corso:

Cieli chiusi, l'odissea dei viaggiatori

Dimensioni di testo Aa Aa

Quando si dice tarpare le ali. Delusione, fatica, un po’ di fantasia per cercare di sfuggire alla trappola. Sono le parole d’ordine per chi ha avuto la malaugurata idea – o necessità – di viaggiare in questi giorni.

A Francoforte, Charlie, militare Usa venuto in Germania dall’Iraq per un’operazione d’appendicite, sogna solo di tornare a casa: “Ho preparato tutto, ho fatto rifare il passaporto e tutto il resto. Allora, faccio i bagagli, prendo il biglietto aereo, mi faccio accompagnare qui, e indovina un po’? Succede questo…”

Una botta per il morale, e spesso anche per il portafogli. Ne sa qualcosa Nicolas, francese di 29 anni, bloccato a Tokyo: “In quattro abbiamo meno di 3 mila yen, 24 euro. È davvero dura, perché all’aeroporto di Narita potremmo avere quasi tutto quel che vogliamo, ma bisogna pagare per tutto, perciò dobbiamo lottare anche per avere buoni gratis per le docce. Oggi siamo riusciti ad averli, ma abbiamo dovuto aspettare tre giorni”.

“Il primo volo per Zurigo è il sette maggio – dice Alexander – è fra molto tempo, e io dovrei cominciare a lavorare oggi, per cui non so proprio cosa fare… Non è una bella cosa, costa un mucchio di soldi”.

Alcuni sono stati più fortunati, ma hanno dovuto armarsi di coraggio per uscirne. L’israeliano Nissim è riuscito finalmente a tornare a Tel Aviv: “È stato davvero complicato, ero bloccato a Milano e ho cercato di prendere il treno, ma non ci sono riuscito perché erano tutti pieni. Alla fine ho trovato un’auto, l’ultima disponibile, una piccola Autobianchi, e sono andato a Roma, e da Roma ho preso l’aereo. Ci è voluta molta pazienza perché Alitalia ha prima confermato il volo, poi cancellato, poi confermato, poi cancellato, e alla fine credo di aver preso l’ultimo aereo che portava qui”.

Atmosfera un po’ più rilassata allo scalo di Praga, dove le autorità hanno deciso di aprire al pubblico spazi di solito off limits. Visita guidata con Stanislav: “È la prima volta in 73 anni, da quando esiste l’aeroporto, che facciamo visitare le piste al pubblico. Li portiamo in giro in autobus”.

Un successo con Martin, 9 anni: “Quello che mi è piaciuto di più sono le macchine dei pompieri e i muletti fuori. È stato davvero divertente”.

E forse l’unico modo per combattere lo stress da vulcano è di ricominciare a guardare con gli occhi di un bambino. Sapendo che l’eruzione non possono spegnerla neanche le scintillanti macchine dei pompieri…