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Cina: anche i monaci scavano tra le macerie

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Cina: anche i monaci scavano tra le macerie

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Tutti gli aiuti sono ben accetti per tentare di salvare chi è ancora sotto le macerie. Un migliaio di monaci tibetani ha raggiunto la provincia cinese di Qinghai, epicentro del devastante terremoto che ha colpito il Paese provocando oltre 760 morti, 11 feriti, 100 mila senza tetto. I monaci si sono uniti ai volontari e ai militari dell’esercito: scavano con le mani, rimuovono le macerie e ogni vita salvata scatena scene di entusiasmo.

Il sisma ha colpito Yushu, una vasta area rurale situata a 4 mila metri di altitudine al centro della catena himalayana dove, di notte, le temperature scendono fino a 5 gradi sotto zero.

Per il secondo giorno consecutivo il premier cinese, Wen Jiabao, è in visita alle zone colpite: si fa strada tra i detriti, consola chi ha perso la casa e la famiglia, coordina gli aiuti che faticano ad arrivare in questa regione impervia e sfortunata.

Manca tutto: generi alimentari, coperte, medicinali perfino luoghi decorosi dove riporre le salme. Centinaia di cadaveri sono stati accatastati alla meno peggio in attesa di trovare una destinazione consona.

I sopravvissuti vagano in attesa di risposte che nessuno da’. Centinaia di camion inviati da Pechino sono in marcia ma raggiungere le zone colpite sembra un’impresa.