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I nuovi pericoli legati al nucleare

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I nuovi pericoli legati al nucleare

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La minaccia nucleare come l’abbiamo conosciuta durante la guerra fredda non esiste più, ma esistono nuovi pericoli legati all’atomica. La proliferazione di armi nucleari convenzionali continua, mentre sorge la minaccia di nuovi tipi di bombe.

L’anno scorso, in occasione del suo discorso a Praga, Barack Obama metteva in guardia il mondo:“La tecnologia per la costruzione di bombe si è diffusa. Ci sono terroristi decisi a comprarne, costruirne o rubarne. I nostri sforzi per contenere tali pericoli si concentrano su un regime globale di non proliferazione, ma poiché un numero crescente di persone e di nazioni viola le regole, potremmo raggiungere un punto in cui il sistema non regge più”.

In effetti Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, le cinque potenze nucleari del dopoguerra, tutte firmatarie del Trattato di non proliferazione nucleare, non sono più sole. India e Pakistan avrebbero una cinquantina di testate nucleari a testa, mentre la Corea del Nord avrebbe abbastanza plutonio per sei-otto bombe. Nessuna di queste aderisce al Trattato.

Ci sono poi le potenze nucleari clandestine: Israele, che avrebbe fino a 200 ogive, e l’Iran, che si sospetta potrebbe averne una entro la fine del decennio.

Ma a preoccupare oggi è soprattutto la sicurezza dei siti di stoccaggio del materiale nucleare che potrebbe essere rubato da terroristi per fabbricare delle “bombe sporche”. Da questo punto di vista, il dito è stato puntato per molti anni sulla Russia. Oggi, benché le autorità si vogliano rassicuranti, i dubbi rimangono.

Vladimir Chuprov, di Greenpeace, spiega: “Ci sono anche molte fonti radioattive usate nel settore della sanità, nell’industria del gas e del petrolio, ci sono i cosiddetti generatori termoelettrici a radioisotopi, centinaia dei quali sono sparpagliati lungo le rive artiche della Russia, ci sono migliaia di fonti di radioattività come queste che possono essere usate per costruire una bomba sporca”.

Ma attenzione, dicono gli esperti, tutti i paesi dotati di un’industria nucleare sono coinvolti.

Joe Cirincione è professore alla Georgetown University: “Paesi insospettabili, come il Vietnam, o il Ghana, o l’Argentina, dispongono di scorte di uranio altamente arricchito, che potrebbe essere usato per una bomba. Non hanno armi atomiche, ma le misure di sicurezza sono così scadenti nei confronti di questi materiali, che i terroristi potrebbero scegliere questi paesi in quanto anello debole”

Ma c‘è da dire che perfino gli Stati Uniti hanno ammesso falle nella sicurezza di installazioni nucleari come il laboratorio di Los Alamos.