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L’inno ungherese, il saluto nazionalista per “un domani migliore” e quello della “Guardia magiara”, l’organizzazione paramilitare in passato sciolta per le sue violenze xenofobe.

Per la prima volta in parlamento e già avviato ad affermarsi come terza forza dopo i socialisti, ai suoi raduni Jobbik si presenta così: al motto “l’Ungheria agli ungheresi” e destando allarme nelle organizzazioni ebraiche locali. Nato come movimento di estrema destra nelle università, ha poi cavalcato il malcontento ingenerato dalla crisi economica, senza mai nascondere il proprio credo xenofobo.

“In effetti – dice un militante della guardia magiara -. mi considero razzista. Qual è il problema? Perché dovrei apprezzare quelli che a tutti gli effetti sono i miei nemici?”.

“Ordine e disciplina” le promesse con cui Jobbik ha fatto breccia negli scontenti, proponendosi come “Movimento per una Ungheria migliore”. Stato forte, ripristino dei confini precedenti al 1920 e antieuropeismo dichiarato, le parole d’ordine più gettonate. Un successo maturato con la promessa di rivedere il Trattato di Lisbona e che rischia ora di allarmare anche Bruxelles.

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