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Kirghizstan, incertezza sul futuro del presidente in fuga

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Kirghizstan, incertezza sul futuro del presidente in fuga

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Continua il braccio di ferro in Kirghizstan tra il governo ad interim che ha preso il potere dopo i disordini del 7 e 8 aprile e il deposto presidente Kurmanbek Bakiev, arressagliato nel suo villaggio natale di Teyyit. Apparso per la prima volta in pubblico da quanto ha lasciato la capitale, ha lanciato il suo anatema verso gli oppositori.“Lasciate che provino a premdermi, lasciate che provino ad uccidermi. Ci sarà un tale bagnio di sangue che nessuno potrebbe giustificare”.

Ma Rosa Otunbayeva, alla guida del governo provvisorio istituito dopo la rivolta popolare, da una parte annuncia una operazione speciale per arrestarlo, dall’altra fa sapere che potrebbe offrire incentivi a Bakiev perchè lasci il paese.

Dopo la rivolta infuriano le polemiche sulle vittime, i morti sarebbero un ottantina e oltre mille i feriti. Il presidente in fuga avrebbe dato l’ordine di sparare sulla folla?

Nell’ospedale della capitale, un uomo è stato ferito alla testa e alla lingua. Un amico parla per lui. Dice che è stato colpito da un cecchino mentre si trovava in prima fila. “Credevamo di vivere in uno stato democratico, in cui era possibile dichiarare le proprie idee, per questo siamo scesi in piazza. Come vedete lui ha pagato per questo. Si è immolato non per se stesso ma per il futuro del nostro paese”.

Bakiev nega di aver dato l’ordine di uccidere, ma per i dimostranti le vittime da arma da fuoco sono la prova evidente che i paladini del governo hanno sparato contro il loro stesso popolo innescando la guerra civile.