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Kirghizistan. Bakiev contrattacca: "E' un colpo di Stato, non mi dimetto".

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Kirghizistan. Bakiev contrattacca: "E' un colpo di Stato, non mi dimetto".

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L’opposizione al controllo di esercito e istituzioni, il presidente in fuga che rifiuta le dimissioni. Questo il quadro in Kirghizistan, a ormai oltre un giorno dalle violente manifestazioni che hanno rovesciato il potere e costretto il capo di stato Kourmanbek Bakiev a lasciare la capitale. Divise intanto le prime reazioni internazionali: mentre Bruxelles parla di “nuova fase” nella storia del paese e Washington opta per un no comment, il premier russo Putin riconosce il nuovo governo provvisorio.
“L’amministrazione di Bakiev – dice un uomo fuori dal parlamento di Bishkek – era corrotta, un governo criminale che ha derubato il suo popolo. Per questo la gente è scesa in piazza a protestare, nessuno glielo ha ordinato. Ha agito da sola e senza l’intervento dell’opposizione”.
Ripristino della legalità e linea dura contro i saccheggi, gli imperativi che hanno già indotto il ministero degli interni ad interim ad autorizzare il fuoco sugli sciacalli.
Disciolto il parlamento, la leader dell’opposizione Roza Otunbayeva ha intanto annunciato che resterà in carica sei mesi, fino alla convocazione di nuove elezioni presidenziali.
Poi le prime rassicurazioni sul fronte diplomatico: al Cremlino sul pieno controllo del paese; a Washington sul futuro della base statunitense di Manas, avamposto strategico delle operazioni Nato nel vicino Afghanistan, in funzione antitaleban.
Nella regione meridionale di Jalalabad, intanto, il possibile rifugio di Bakiev. Intervistato da una radio russa, il presidente ha genericamente confermato di trovarsi nel sud del paese e accusato l’opposizione di aver messo a segno un colpo di stato, con l’appoggio anche di altri paesi.