ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Katyn, storia di un massacro

Lettura in corso:

Katyn, storia di un massacro

Dimensioni di testo Aa Aa

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, nell’agosto del 1939, Unione Sovietica e Germania firmano il patto di non aggressione. L’intesa Molotov-Ribbentrop contiene anche un protocollo segreto che prevede la divisione della Polonia in zone d’influenza.

Il 1.o settembre, l’esercito tedesco invade la Polonia: 16 giorni dopo, sarà la volta dei carri armati sovietici.

Circa 250 mila soldati polacchi sono fatti prigionieri dall’Armata rossa. I soldati semplici sono rilasciati, ma Stalin ordina l’esecuzione degli ufficiali. Nella primavera del 1940, più di 22 mila prigionieri saranno uccisi a Katyn, a Kharkov e Kalinin. L’avvocato Boleslaw Skapski era uno di loro. Ne parla suo figlio Andrzei.

“Il 3 giugno 1943 il nome di mio padre apparve sulla lista dei riesumati. Avevo 5 anni, allora e mia madre era morta da appena 6 mesi, non è sopravvissuta fino a quel momento. In tutti quegli anni, non aveva mai saputo di essere vedova”.

Nella primavera del 43 il patto tedesco-sovietico non esisteva più da un pezzo: i nazisti avevano invaso l’Urss. Nel mese di agosto, la Vermacht scopre una prima fossa comune. Berlino accusa Mosca, ma per molto tempo il mondo rifiuterà questa versione.

Lo storico Marek Lasota: “Fin dalla scoperta dei resti degli ufficiali polacchi nel bosco fuori Smolensk, il massacro di Katyn fu soggetto a strumentalizzazioni e bugie soprattutto da parte degli autori di questo crimine: l’impero sovietico e i suoi leader, che subito cercarono di addossare la responsabilità ai tedeschi. E questa versione fu mantenuta nell’epoca post-bellica anche nella Repubblica popolare polacca”.

Occorrerà attendere la Glasnost per vedere l’Unione sovietica riconoscere le proprie responsabilità. Nel 1992, il presidente polacco Lech Walesa riceve da Mosca i documenti che confermano la verità sul massacro.

Ma oggi la Polonia si aspetta qualcosa di più. La Russia rifiuta di aprire i suoi archivi e nessun responsabile è comparso davanti a un giudice. Dal 2006, Varsavia ha chiesto alla Corte europea dei diritti dell’uomo il riconoscimento di Katyn come crimine contro l’umanità.