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L'Aquila: dolore e polemiche a un anno dal terremoto

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L'Aquila: dolore e polemiche a un anno dal terremoto

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6 aprile 2009, 6 aprile 2010: un anno dopo, L’Aquila rende omaggio alle vittime del terremoto e prova a guardare avanti. Cerimonie ufficiali e promesse sulla ricostruzione, non arginano però dolore e polemiche.

308 i rintocchi che alle 3:32 della notte hanno ricordato dal Duomo le vittime del sisma. Poi l’appello dei nomi, accolto dalla commozione della folla.
In migliaia hanno sfilato per le vie del centro, brandendo fiaccole, cartelli e foto, in memoria di amici e parenti scomparsi. Sono genitori, commercianti, ma anche volontari di Croce Rossa e Vigili Urbani accorsi da tutta Italia. I loro striscioni gridano “Riprendiamoci la città”, ma ricordano anche polemici, in lettere bianche su sfondo nero, gli universitari “Assassinati nella casa dello studente”. “E pensare che mio figlio si trovava qui – ricorda una donna in lacrime -. Era felicissimo. Aveva 22 anni, faceva lettere. Si era appena laureato con 110 e lode. Sognava di andare avanti, di fare arte, e poi…”.

Grande assente il premier Silvio Berlusconi, che in un messaggio ribadisce l’impegno del governo, dalla folla trapela anche l’amarezza di una ricostruzione a metà. Sette-otto anni, i tempi di cui dalla Protezione Civile parla ora Guido Bertolaso. Ma soltanto nel caso in cui si lavorerà giorno e notte.
“Ora si dovrà cominciare anche a pensare a quelli che all’Aquila sono sopravvissuti – è l’appello lanciato da un ragazzo -. Perché a un anno dal terremoto, l’Aquila è ancora una città fantasma. E questo ritengo sia inaccettabile”.