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Sudan: l'opposizione boicotta, a rischio il voto

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Sudan: l'opposizione boicotta, a rischio il voto

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A meno di due settimane dal voto in Sudan, quella del presidente al Bashir appare sempre più come una corsa solitaria verso la riconferma al potere. L’11 aprile il più grande Paese africano va alle urne per presidenziali, legislative e amministrative in quello che doveva essere il primo voto multipartitico da oltre 20 anni.

Ma i più grandi partiti di opposizione hanno annunciato il boicottaggio, a iniziare da quello che era considerato il principale rivale di al Bashir: “L’elezione presidenziale – ha detto Yasir Arman, dell’SPLM, Movimento per la Liberazione del Sudan – è stata concepita per una sola persona e non nell’ottica di un processo democratico, non per i sudanesi, ma per salvare il generale al Bashir dalla Corte Penale Internazionale”.

Su Omar Al Bashir – giunto al potere con un colpo di stato nel 1989 – pende un mandato di arresto per crimini di guerra in Darfur, teatro di un conflitto che dura da sette anni. L’opposizione denuncia la mancanza di sicurezza in Darfur, ma anche frodi e irregolarità nella gestione delle schede elettorali. Colloqui sono in corso tra l’inviato Usa in Sudan e i partiti sudanesi per scongiurare il fallimento totale delle elezioni.