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Diciassette anni, del Daghestan, vedova di un ribelle ucciso lo scorso anno durante un’operazione speciale. È lei una delle due kamikaze che ha detonato l’esplosivo che indossava alla stazione di Lubianca a Mosca. L’antiterrorismo russo dà un nome e un volto agli organizzatori e alcuni esecutori degli attentati di lunedì alla metropolitana di Mosca e di mercoledì in Daghestan.

Nella capitale russa hanno agito due donne. La seconda kamikaze ha colpito alla stazione di Park Kulturi. Si tratterebbe di una cecena di 20 anni, anche lei vedova di un ribelle. Un attentato costato la vita a 40 persone, rivendicato in un video da Doku Umarov, leader dei ribelli islamici ceceni. L’intento dell’attacco di lunedì era quello, hanno fatto sapere, di distruggere gli infedeli e vendicarsi della politica del premier Putin nel Caucaso del Nord.

Nella metropolitana di Mosca anche oggi i passanti hanno reso omaggio alle vittime della strage, all’ombra della minaccia di nuovi attentati.

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