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Thailandia. L'accordo con i rossi ancora non c'è

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Thailandia. L'accordo con i rossi ancora non c'è

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Fumata nera in Thailandia anche nel secondo giorno di negoziato fra le camicie rosse e il governo, si comincia tuttavia a intravedere un compromesso.

I rappresentanti del movimento favorevole all’ex premier Thaksin Shinawatra avevano posto un ultimatum all’attuale premier Abhisit Vejjajiva: quindici giorni per sciogliere il parlamento e indire elezioni anticipate. Il capo dell’esecutivo ha rifiutato di cedere alla pressione della folla, ma ha accettato l’idea di un voto prima della scadenza naturale, a fine 2011.

La crisi politica in Thailandia dura dal 2006, quando un colpo di stato legittimista ha rovesciato Shinawatra, partito poi in esilio. A fine febbraio la Corte suprema ha disposto il sequestro della metà delle fortune dell’ex premier e ciò ha ridato fuoco alle polveri della protesta. Da oltre due settimane i rossi occupano le piazze di Bangkok, come già avevano fatto nel 2009.

Si va alla resa dei conti nella frattura sociale fra le zone rurali, che sono tutte per Shinawatra, e l’elettorato urbano più ricco e favorevole al governo.