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Il Mossad e la lunga tradizione di rubare passaporti

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Il Mossad e la lunga tradizione di rubare passaporti

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Non è la prima volta che i servizi segreti israeliani sono al centro di una polemica legata ai passaporti.
Nell’ottobre del 2004, un altro caso aveva avvelenato le relazioni tra il governo israeliano e quello della Nuova Zelanda. Due agenti del Mossad furono ritenuti colpevoli di aver tentato di rubare il passaporto da cittadini neo zelandesi disabili. I giudici li condannarono a sei mesi di prigione per spionaggio, dopo di che furono espulsi dal Paese.

La tecnica di rubare il passaporto è utilizzata di frequente dal Mossad, come ha spiegato a Euronews il giornalista britannico Gordon Thomas, esperto su Israele: “Hanno un’unità specializzata, una squadra specificamente addestrata a rubare passaporti, soprattutto dai vacanzieri. Tra le località più battute, Malaga e Marbella, nel sud della Spagna, e la Thailandia”.

Prima ancora, nel luglio del 2000, un tribunale di Losanna in Svizzera infliggeva una pena di 12 mesi con la condizionale a un agente segreto israeliano.
Con altri quattro agenti, era stato preso dalla polizia locale mentre stava installando microfoni per ascoltare le telefonate che partivano dal domicilio di un uomo di origine libanese, vicino a Berna.

Il dossier svizzero andava ad aggiungersi all’elenco dei casi che hanno rovinato la reputazione dei servizi segreti di Gerusalemme. Una reputazione già compromessa dalla videnda dell’avvelenamento di Khaled Meshal.

Nel 1997, due agenti del Mossad si erano fatti passare per turisti canadesi (sempre utilizzando falsi passaporti) e avevano tentato di avvelenare il capo di Hamas, in esilio ad Amman.
Ma prima che potessero uccidere Meshal sono stati arrestati dalle autorità giordane. Il re Hussein era intervenuto di persona, esigendo da Israele il rilascio del capo spirituale e fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin, oltre che l’antidoto per Meshal. Per ottenere la liberazione dei suoi agenti, lo Stato ebraico si era piegato alle richieste. Anche all’epoca era premier Benyamin Netanyahu, che costrinse il capo del Mossad alle dimissioni.