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La sfida di Netanyahu: "Gerusalemme è nostra"

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La sfida di Netanyahu: "Gerusalemme è nostra"

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Dal palco dell’Aipac, l’associazione della lobby ebraica americana, il premier israeliano Benjamin Netanyahu lancia la sfida a Washington: “Il rapporto tra il popolo ebraico e Gerusalemme non può essere negato. Il nostro popolo stava costruendo Gerusalemme 3000 anni fa e lo sta facendo anche oggi. Gerusalemme non è un insediamento, è la nostra capitale”, ha detto tra gli applausi, difendendo i nuovi insediamenti nella capitale israeliana e ignorando il chiaro appello degli Stati Uniti a fermare i cantieri.

Gerusalemme è la capitale dello Stato israeliano, ma è anche considerata una loro città dai palestinesi. Lo status permanente di Gerusalemme è infatti il principale ostacolo nelle trattative per il processo di pace.
Gli arabi la abitano da oltre un migliaio di anni ed è considerata città santa anche dagli islamici, oltre che da cristiani ed ebrei.

Religione a parte, l’occupazione israeliana è contraria al diritto internazionale.

Nel 1947, le Nazioni Unite stabiliscono che nell’ex territorio sotto mandato britannico debbano nascere due Stati, uno ebraico e uno palestinese.

Nel piano dell’Onu, la città di Gerusalemme sarebbe dovuta essere posta sotto amministrazione internazionale.
Le cose vanno diversamente.

I palestinesi non accettano la proclamazione dello Stato di Israele e nel 1948 si arriva alla prima guerra arabo-israeliana. Israele occupa gran parte dei territori arabi e Gerusalemme Ovest.
Con la guerra dei Sei giorni nel 1967 gli ebrei occupano tutta la Palestina, compresa l’intera Gerusalemme.

Nel 1980, la Knesset adotta la Legge fondamentale, che dichiara “Gerusalemme, intera e unita, capitale di Israele”.
L’Onu e la comunità internazionale non hanno mai riconosciuto tale capitale e ancora oggi le ambasciate hanno tutte sede a Tel Aviv.
Ma nonostante le nuove colonie a Gerusalemme Est siano state condannate sia dall’Onu sia dagli Usa, il governo israeliano continua a costruire.