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"Il gioco della morte": come la televisione può portare alla tortura

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"Il gioco della morte": come la televisione può portare alla tortura

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Fino a dove si spinge la televisione. E’ quello che intende dimostrare il documentario “Il gioco della morte”, trasmesso da France 2. Un modo per riflettere sulla misura in cui i telespettatori possono essere sottomessi dal potere del piccolo schermo. Un documentario che è in realtà un’esperimento scientifico sotto forma di quiz televisivo dal nome tutt’altro che rassicurante: “Zona estrema”.

“E’ il concetto di autorità che è messo in questione, dice il regista Christophe Nick, non tanto quella di individuo, che è sempre un essere solo quando sale sul palco, senza punti di riferimento, senza nessuno che gli dica “attenzione, hai visto cosa stai facendo?” Quando sei solo di fronte a un potere che abusa della propria autorità sei l’essere più manipolabile”.

Christophe Nick si è ispirato all’esperimento realizzato negli anni Sessanta dallo psicologo Stanley Milgram sui meccanismi di obbedienza all’autorità. In questo caso l’autorità è una presentatrice. La vittima è il concorrente del quiz, un attore. L’80% dei partecipanti finisce per infliggergli scariche elettriche sempre più elevate per ogni risposta sbagliata, fino a 460 volts, quella mortale.

“Non credevo molto al potere della televisione -dice lo psicologo Jean-Léon Beauvois – credevo alla sua influenza, quindi sono rimasto molto sorpreso: in effetti non mi aspettavo un risultato del genere”.

La differenza tra l’esperimento degli anni Sessanta e quello odierno è che la pressione delle telecamere si è rivelata ancora più persuasiva.