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Thaksin o non Thaksin?

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Thaksin o non Thaksin?

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Una fiumana rossa con un’icona che appare regolarmente su uno schermo gigante. L’icona porta il nome di Thaksin Shinawatra, ex primo ministro, rovesciato da un colpo di stato militare nel 2006, oggi in esilio volontario per sfuggire a una condanna di due anni di carcere per corruzione.

I suoi seguaci, le Camicie rosse, si riconoscono nell’Udd, il Fronte unito per la democrazia contro la dittatura. Come ricorda Weng Tojirakarn, uno dei loro leader, accusano il governo di rappresentare un‘élite senza avere alcuna legittimità democratica: “Il gruppo delle Camicie rosse è cresciuto enormemente perché il regime dei Democratici ha distrutto la giustizia nella società”.

È negli ambienti rurali che Thaksin coltiva la sua popolarità, con politiche populiste a favore delle campagne, come il programma di microcredito destinato ai contadini o la riforma degli ospedali. I maligni parlano però anche di voto di scambio e altre pratiche poco ortodosse.

Nel settembre 2006, dopo mesi di instabilità politica, i militari prendono il potere, pratica non insolita in un paese che ha visto succedersi 18 colpi di Stato dal 1930. Ad appoggiare l’esercito ci sono gli oppositori di Thaksin, che vestono il colore giallo della monarchia, scesi in piazza dopo che il premier, un magnate delle telecomunicazioni, aveva concluso una proficua vendita d’azioni senza passare dallo sportello del fisco.

Ma non è finita: i suoi alleati vincono le elezioni del dicembre 2007. Nel 2008 tocca quindi ai “gialli” scendere in piazza. Per una settimana occupano i due aeroporti di Bangkok, bloccando migliaia di turisti. Il movimento, organizzato dal Pad, l’Alleanza popolare per la democrazia, non cede finché la Corte costituzionale non decide di mettere al bando il partito al potere, i cui leader sono accusati dagli oppositori di essere semplici fantocci di Thaksin. Da allora il primo ministro è il leader del Pad, Abhisit Vejjajiva. Ma i rossi continuano a contestare la legittimità di questo leader mai passato dall’investitura delle urne. Nell’aprile del 2009 seminano il caos al vertice dell’Asean, costringendo il governo a sospenderlo. È solo l’inizio di due settimane di violenze, le peggiori in 17 anni.