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Medio Oriente, il ruolo dell'Ue

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Medio Oriente, il ruolo dell'Ue

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Fra Israele e Stati Uniti non andava così male da quarant’anni, giurano taluni. Di certo i rapporti fra i due alleati storici si sono parecchio raffreddati negli ultimi tempi. In questo contesto l’Europa saprà ritagliarsi un ruolo? Il capo della diplomazia europea in visita nella regione riuscirà ad avviare una nuova dinamica nel processo di pace?

È l’eterna domanda. Una domanda che Bruxelles si pone da anni, e cui non è mai riuscita a rispondere positivamente: indebolita da una mancanza di visibilità nella regione che non è detto venga risolta con la creazione di un servizio diplomatico europeo.

Shada Islam, dello European Policy Center, vede qualche spiraglio, ma non un’apertura: “La forza politica c‘è, ma devo dire che l’Unione europea non l’ha usata molto, né in modo efficace. Se riuscirà a parlare con una sola voce in Medio oriente, sarà un grande progresso e uno sviluppo importante per la regione e per la reputazione dell’Unione europea a livello mondiale, ma gli americani resteranno la potenza dominante, e penso che questo non cambierà con Catherine Ashton o con chiunque altro”.

L’Europa nella regione è visibile soprattutto per il denaro che immette. E ora cominciano ad alzarsi voci che chiedono un’evoluzione, da “comparsa” e “sostegno economico” a un ruolo più attivo. Gli argomenti a favore sono solidi, anzi sonanti.

L’Unione europea è partner commerciale privilegiato d’Israele: arriva subito dopo gli Stati Uniti nelle esportazioni e molto prima nelle importazioni.
Ed è anche il principale fornitore di aiuti ai palestinesi, ben al di sopra di Washington, con 500 milioni di euro in media all’anno fra contributi comunitari e dei singoli paesi membri. Gli strumenti per avere un ruolo strategico e politico di primo piano, quindi, ci sarebbero.

E invece fra l’importanza economica dell’Europa in Medio oriente e il suo peso politico c‘è una distanza abissale. Il problema principale è che sia Israele sia i palestinesi privilegiano i rapporti bilaterali con i paesi membri.

Continua Shada Islam: “Sappiamo tutti che nel mondo reale i vari paesi hanno politiche estere, priorità e sensibilità nazionali diverse nel trattare con un’area sensibile come il Medio oriente, quindi non riesco a immaginare la Germania, la Gran Bretagna, la Francia o i Paesi Bassi che abbandonano le loro priorità nazionali a favore dell’Unione europea. Quel che l’Europa può fare è mettere insieme queste posizioni diverse e lavorare come una sola entità, come una sola voce nella regione, ma sarà un processo lungo e difficile”.

Fra i due litiganti, Israele e Stati Uniti, difficilmente l’Europa potrà essere a breve termine il terzo che approfitta della situazione. Perché nel Vecchio continente di litiganti ce ne sono già 27.