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Le colonie infliggono un nuovo colpo al processo di pace israelo palestinese

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Le colonie infliggono un nuovo colpo al processo di pace israelo palestinese

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Venite ad abitare a Ramat Shlomo. Se siete ebrei ortodossi, il governo israeliano vi offre 1600 nuovi appartamenti su queste alture alla periferia est di Gerusalemme.

Perchè si agitano tanto, i palestinesi, scrive il Jerusalem Post: il terreno era già stato annesso dallo Stato. Ora, l’annuncio del nuovo insediamento. Guarda caso, il giorno dell’arrivo nel paese del vicepresidente statunitense, Joe Biden, che non sa come riprendersi dall’imbarazzo. Arrivato per rimettere in carreggiata del processo di pace, vede il treno deragliare ancor prima della partenza.
Secondo il ministro degli interni israeliano membro dello Shas, è stata una pura coincidenza.

“Il comitato regionale che da l’assenso iniziale ai progetti lo fa regolarmente e in modo continuo. L’insediamento di Ramat Shlomo era stato pianificato da anni, oggi ha avuto una prima approvazione”.

Ma i palestinesi sanno che in quesa terra di intricatissime diplomazie e giochi sommersi le coincidenze non esistono.

Hanan Ashrawi:
“Le misure prese da israele per espandere le colonie e costruire altri insediamenti illegali sono specialmente mirate a far deragliare gli sforzi americani per il rilancio delle trattative”.

Il congelamento delle colonie israeliane era un punto centrale della tabella di marcia verso la pace del 2003. Ma Washington in autunno rivede le sue attese al ribasso, scatenando la rabbia dei paesi arabi.

“Quello che Netanyahu ha offerto sulle colonie, – diceva Hillary Clinton in ottobre – cioè per esempio nessun nuovo insediamento, è senza precendenti in un contesto di pre negoziato”.

Qualche settimana dopo Netanyahu annunciava un congelamento parziale dell’espansione delle colonie.

Nessun nuovo permesso di costruzione in Gudea e Samaria per dieci mesi, questo annunciava in novembre.

Ma Gerusalemme Est non farebbe parte di questo congelamento dell’attività nelle colonie.
A Joe Biden non resta che mostrare il suo disappunto arrivando con 90 minuti di ritardo alla cena privata offerta da Netanyahu.
Le pietanze, congelate. Ma l’ospite non raccoglie, si parla d’altro, Ramat Shlomo non fa parte del menu dei convenevoli. Ma l’incidente diplomatico ha reso il tutto indigesto, soprattutto per i palestinesi.