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"Genocidio", la parola di troppo tra Washington e Ankara

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"Genocidio", la parola di troppo tra Washington e Ankara

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Tra Washington ed Ankara ora c‘è una parola di troppo. Che la Commissione affari esteri della Camera abbia chiamato “genocidio” il massacro degli armeni compiuto dagli Ottomani nel 1915 non piace alla Turchia che ha ritirato l’ambasciatore negli Stati Uniti. Ad Istambul l’estrema sinistra turca è scesa in piazza.

“Questo è un altro scherzo degli Stati Uniti. La Turchia non ha mai commesso un genocidio e noi difendiamo il nostro paese”- dice un manifestante.

Scomoda la posizione di Barack Obama, che non puo’ scontentare l’alleato turco, determinante per gli interessi in Afghanistan, Iran e Medio Oriente.

“Pregiudicare le relazioni per piccoli interessi di politica locale – dice il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu – danneggerà la visione strategica degli Stati Uniti”.

Netta la presa di distanza delle autorità turche da una mozione che resta non vincolante per il Presidente degli Stati Uniti.

“Anche se l’accusa di genocidio è stata sollevata da alcune comunità, il governo statunitense non dovrebbe consividerla”.- dice un cittadino di Ankara

La Turchia spera di risolvere la controversia sul genocidio armeno con negoziati diretti con Yerevan; negoziati che però rischiano, secondo Ankara, una battuta d’arresto per la presa di posizione statunitense.