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Corrida: la Catalogna discute l'abolizione

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Corrida: la Catalogna discute l'abolizione

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Corrida sì, corrida no: il confronto tra sostenitori e detrattori in Catalogna approda in parlamento. All’origine una petizione, che all’evocativo appello di “Basta!” ha raccolto centottantamila firme. Obiettivo: aprire un fronte abolizionista, che dalla regione dilaghi poi nel resto della Spagna. A sostenerlo, un movimento del “no”, che agli animalisti affianca ormai sempre più politici, intellettuali e anche scienziati.

Jorge Wagensberg, uno di loro, mostra dai banchi del parlamento uno degli spadini utilizzati per la corrida: “Con il movimento del toro – spiega – una volta infilzati, lacerano e strappano la carne e i muscoli dell’animale. Fanno male? Certo che fanno male”.

I sostenitori difendono invece la tradizione, parlando di emozione, valori e soprattutto cultura.
“Vi prego anzitutto di conoscere la corrida – l’appello dell’ex torero Joselito Arroyo -. Se poi siete contrari, discutetene. Ma fatelo senza fanatismi e per favore rispettatela”.

Un braccio di ferro, che al di fuori del parlamento prosegue con coloratissime iniziative simboliche. Un “no” da molti ribadito con vernice rosso sangue, spadini conficcati nella carne e addirittura qualche spogliarello.

Argomenti che sembrano far sempre più presa sugli spagnoli: le ragioni dei tori, confermano le statistiche, stanno avendo la meglio.