ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Suicidio assistito, nuove linee guida nel Regno Unito

Lettura in corso:

Suicidio assistito, nuove linee guida nel Regno Unito

Dimensioni di testo Aa Aa

Un passo in avanti per chi si batte in favore del suicidio assistito, un grave errore per i contrari. La giustizia britannica ha stabilito le nuove linee guida per inquadrare la posizione di chi assiste un malato terminale che abbia deciso di morire.

E’ l’esito della lunga battaglia di Debbie Purdy, malata di sclerosi multipla che vuole recarsi in Svizzera per morire, accompagnata dal marito, assicurandosi che lui non venga poi incriminato.

“Credo sia una buona notizia. E’ già molto visto che abbiamo una legge del 1961 e questa è un’interpretazione di quel testo. Ma la legge in sè è più vecchia di me”.

Dal 1992 ad oggi almeno 100 cittadini britannici si sono recati nella clinica svizzera Dignitas per mettere fine ai propri giorni. Nessuno di quanti li ha assistiti, in base ad una interpretazione permissiva della legge, è stato accusato di complicità in suicidio. Margie Woodward, afflitta da paralisi cerebrale, lo considera un errore.

“Il rischio è che molti malati vengano persuasi che la loro vita non vale la pena di essere vissuta. Ma non è così” spiega.

Le nuove direttive, spiegano i giudici, non sostituiscono la legge in vigore nè intendono aprire la porta all’eutanasia. La libera scelta del malato, la mancanza di guadagno per chi assiste, la motivazione della compassione saranno i criteri da valutare caso per caso per evitare le pene previste: fino a 14 anni di carcere.