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Il portavoce di Google Europa: "Vogliamo internet libero o represso?"

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Il portavoce di Google Europa: "Vogliamo internet libero o represso?"

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La condanna di Google da parte di un tribunale di Milano mercoledì scorso sta lasciando dietro di sé una coda di polemiche.

Tre dirigenti del maggiore motore di ricerca mondiale sono stati giudicati colpevoli per violazione della privacy, e condannati a sei mesi con la condizionale.

La vicenda riguarda un video che mostrava un ragazzino disabile insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola. Il filmato era stato girato nel maggio 2006 e caricato su Google Video l’8 settembre. Fu uno dei più cliccati nella sezione “Video più divertenti” fino al 7 novembre, quando Google fu costretto a rimuoverlo.

I tre dirigenti hanno fatto appello, ma intanto si è aperto il dibattito fra chi difende la decisione dei giudici e chi invece, come l’ambasciatore Usa a Roma, parla di attacco alla libertà di espressione.

Bill Echikson, portavoce di Google Europa, è voluto intervenire ai nostri microfoni. È stato intervistato da Anne Glémarec.

Anne Glémarec, euronews: “Dal punto di vista legale, che tipo di controllo dovreste esercitare sui contenuti caricati sul vostro sito?”

Bill Echikson, portavoce di Google Europa: “Le leggi europee e italiane sono molto chiare. Quando le autorità dicono che c‘è del materiale illegale sulla nostra rete, siamo tenuti a rimuoverlo, ed è quel che abbiamo fatto in questo caso: la polizia italiana ci ha informati su questo filmato, che era un filmato orribile, alle 4 del 7 novembre 2006 e per le 6.30 era stato rimosso”.

euronews: “Sì, ma è risaputo che più internauti visitano un sito, più riesce ad attrarre gli sponsor…”

Bill Echikson: “Questo è totalmente falso…”

euronews: “Com‘è possibile?”

Bill Echikson: “I soldi in questo caso non c’entrano niente, non c’erano pubblicità accanto a questo filmato e penso che non sia affatto vero in questo caso particolare, il problema riguarda la libertà d’espressione e la libertà di internet. Ci dirigiamo verso un sistema in cui internet è represso o libero?”

euronews: “Ma il punto è che questo video era uno dei più popolari in Italia, tanto da fare scandalo. Era impossibile ignorarlo. Perché avete aspettato due mesi per rimuoverlo?”

Bill Echikson: “Gliel’ho detto, abbiamo aspettato due ore per rimuoverlo, quando la polizia ci ha contattati. Noi crediamo che il filmato sia terribile, ma quel che è in gioco qui è questo: intendete perseguire il postino per aver consegnato una lettera di cui non vi piace il contenuto? O la compagnia telefonica per aver consentito una conversazione scomoda o addirittura illegale? No, naturalmente no!”

euronews: “Ma il punto che sto cercando di sollevare è che questo filmato non poteva essere ignorato, era qualcosa di grosso in Italia. Avevate davvero bisogno di aspettare che fosse la polizia a chiamarvi per chiedervi di rimuoverlo?”

Bill Echikson: “La legge è molto chiara e noi abbiamo seguito la legge. E pensiamo che la fondamentale questione di principio sia: si persegue forse il postino per aver consegnato una lettera? Oppure soffochiamo internet e lo controlliamo in un modo che minaccia la libertà di espressione?”

Una questione ormai di grande attualità: lasciare internet libero o sorvegliarlo per evitarne le derive? Facebook ha fatto una scelta opposta a Google: lunedì scorso ha oscurato un gruppo contro i bambini down che aveva sollevato scandalo fra gli utenti del social network. Una portavoce ha detto: “Siamo particolarmente sensibili ai gruppi che minacciano violenza e provvediamo a chiuderli appena ne siamo informati”.