ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Turchia. I retroscena della crisi politico-militare

Lettura in corso:

Turchia. I retroscena della crisi politico-militare

Dimensioni di testo Aa Aa

Braccio di ferro fra laici e islamici, fra establishment e forze del cambiamento, mugugni causati da un nuovo posizionamento geostrategico: il conflitto in corso in Turchia fra l’esercito e il governo si presta a molteplici letture:

“I recenti avvenimenti possono essere visti come una lotta fra una repubblica di burocrati e una repubblica democratica piuttosto che come un confronto fra un esercito laico e un governo a guida islamica – afferma Ihsan Dagi della Middle east Technical University di Ankara – È il parto doloroso che fa nascere il cambiamento”.

In effetti, poco a poco, le prerogative dell’esercito turco si restringono. L’anno scorso il presidente Abdullah Gül ha firmato una legge che limita la giurisdizione dei tribunali militari. Dal 2009, in tempo di pace, i militari sono giudicati da tribunali civili.

Proprio la settimana scorsa, poi, è stato abolito il cosiddetto “Protocollo Emasya”. Risalente al 1997, permetteva ai militari che avessero invocato ragioni di sicurezza nazionale, di intervenire senza coordinarsi con le autorità civili.

Queste misure mirerebbero a circoscrivere il potere dell’esercito, per metterlo chiaramente al servizio del potere politico, come esige il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea:

“C‘è una resistenza dell’esercito nei confronti dell’Unione Europea perché il processo di adesione indebolisce la struttura burocratica dominante ad Ankara – dice ancora Dagi – In questo processo la rottura della resistenza dell’esercito nei confronti di Bruxelles apre la strada a una democratizzazione della sfera politica turca”.

Per i partiti laici di opposizione la versione ufficiale su un eventuale complotto contro il governo di Erdogan non è credibile, come spiega il deputato del Partito Socialdemocratico Osman Coskunoglu:

“Questi arresti in particolare non mi convincono del fatto che ci sia stato un tentativo di colpo di stato cui il governo o il potere giudiziario stanno reagendo. Perché se fosse stata questa la linea di pensiero, il governo avrebbe accettato la nostra proposta di legge per giudicare i generali accusati di golpe. E sarebbe stato molto doloroso per la Turchia”.