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IV Congresso contro la pena di morte

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IV Congresso contro la pena di morte

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Si è aperto a Ginevra il IV Congresso mondiale contro la pena di morte. Partecipano rappresentanti di più di 100 paesi fra cui l’Italia.

Il congresso deve fare il punto sulla situazione nel mondo in vista della nuova risoluzione per la moratoria che verrà presentanta in autunno all’Assemblea Generale dell’ONU. Il capo del governo spagnolo José Luis Rodrigues Zapatero ha parlato a nome dell’Unione Europea:

“Sfortunatamente, ci sono ancora molti luoghi nel mondo in cui si continua ad applicare la pena capitale. Per questo bisogna continuare a lavorare, a fare ogni sforzo per la sua eradicazione universale. Alle Nazioni Unite, alla fine dell’anno, ci impegneremo per l’approvazione di una nuova risoluzione dell’Assemblea Generale in merito a una moratoria sulla pena di morte”.

In poco più di trent’anni, l’abolizionismo ha percorso parecchia strada. Nel 1977 16 paesi avevano voltato le spalle alla pena capitale. L’ultima mortatoria ne conta 95 e nella cartina sono
sono colorati in verde scuro; gli ultimi aggiuntisi alla lista sono il Togo, il Burundi e l’Argentina. Gli stati che l’hanno mantenuta solo per casi di eccezionale gravità e in ambito militare sono evidenziati in verde chiaro. L’arancione indica i paesi che, pur non avendo ufficializzato l’abolizione, osservano una moratoria di fatto da almeno 10 anni. In rosso gli stati in cui la pena capitale è ancora applicata. Più di 9 esecuzioni su 10 vengono praticate in questi 5 paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Stati Uniti.

E’ in Cina, il paese più popolato, che si eseguono più condanne a morte. L’anno scorso sono state più di 7mila sulle 10mila totali. Ma anche nella Repubblica Popolare la mentalità evolve. Dal 2007 ogni sentenza deve essere confermata dalla Corte Suprema e le esecuzioni starebbero calando.

Gli Stati Uniti sono l’unico paese del blocco occidentale a far lavorare regolarmente il boia. Pure qui, però, da vent’anni a questa parte le esecuzioni diminuiscono. Tredici stati dell’Unione hanno abolito la pena capitale, tuttavia l’opinione pubblica in generale continua ad esservi favorevole.

In vista della nuova campagna all’ONU, per il movimento abolizionista l’obiettivo principale è proprio quello di far cambiare l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Perché così sarà più facile ottenere l’avallo degli stati recalcitranti che alla moratoria.