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A Madera sotto accusa l'urbanizzazione selvaggia

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A Madera sotto accusa l'urbanizzazione selvaggia

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“Perla dell’Atlantico” o “Groviera”. È il soprannome meno lusinghiero ora a prevalere per Madera. Perché la devastazione non è dovuta solo alle circostanze climatiche estreme, a 11 ore d’inferno in cui è caduto l’equivalente di un mese di pioggia. La devastazione, dicono ecologisti ed esperti, è dovuta innanzi tutto all’urbanizzazione selvaggia.

Un modello seguito da trent’anni, dal governo regionale di Alberto Joao Jardim, più volte criticato da questi stessi esperti, e dall’opposizione, per aver spinto a oltranza lo sviluppo urbanistico senza tener conto delle conseguenze sull’ambiente e delle regole di sicurezza.

Madera, situata a 500 chilometri dalle coste marocchine, misura solo 57 chilometri di lunghezza e 22 di larghezza. Dei 250 mila abitanti, 100 mila sono concentrati nel capoluogo, Funchal. Il perimetro è percorso da una superstrada, mentre all’interno è attraversata da decine di tunnel e da numerosi corsi d’acqua.

Helder Spinola, dell’associazione ambientalista Quercus Madeira, spiega: “Accanto a queste vie di circolazione periferiche, esistono diversi tipi di strutture, servizi sanitari, caserme dei pompieri e anche edifici pubblici e privati che hanno altre funzioni, che sono localizzati esattamente in queste zone a rischio, in riva ai fiumi”

La costruzione incontrollata di edifici e strade vicino a questi corsi d’acqua ha prodotto l’impermeabilizzazione del terreno e ostacolato lo scorrimento delle acque. Per gli specialisti è necessario investire per prevenire questo tipo di catastrofi.

Dice il climatologo Filipe Duarte Santos: “Nella parte alta di Madera in passato c’erano molte foreste. Le foreste hanno una funzione molto importante, perché trattengono l’acqua, e bisogna renderle zone protette, e la canalizzazione dei fiumi va fatta in modo da poter prevedere situazioni di rischio come questa, per esempio in alcuni casi bisogna innalzare delle barriere”.

Nessuna barriera invece per i turisti ghiotti di Madera, delle sue infrastrutture ultramoderne, dei suoi lussuosi hotel. Opere in gran parte finanziate dall’Europa. Quell’Europa che ora, per aiutare l’isola, dovrà di nuovo mettere mano al portafogli.