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Frattini: "la crisi greca è una prova di credibilità per la zona Euro"

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Frattini: "la crisi greca è una prova di credibilità per la zona Euro"

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I paesi della zona Euro avrebbero potuto fare di più per aiutare l’economia greca. Secondo il ministro degli esteri italiano Franco Frattini in situazioni di crisi come quella che ha colpito l’economia greca è necessario agire tempestivamente e in modo coordinato.

L’Italia chiede anche all’Unione Europea un impegno maggiore in materia di lotta all’immigrazione clandestina e controllo delle frontiere comunitarie.

Claudio Rosmino, Euronews: Sul piano europeo di salvataggio dell’economia greca lei ha affermato: “E’ la prova di credibilità per il mantenimento del sistema europeo” Da Bruxelles però è giunta una semplice dichiarazione d’intenti. Ancora una mancanza di coesione all’interno della famiglia europea o sfiducia sul reale stato di salute dell’economia greca?

Franco Frattini, ministro degli esteri italiano. I capi si stato e di governo hanno promesso aiuto, ma poi non siamo stati in grado tutti quanti di disporre delle misure concrete. Sappiamo che la commissione europea ha chiesto alla Grecia notizie sulle informazioni che erano trapelate sulla stampa internazionale, di aiuti che la Grecia avrebbe ricevuto per presentare i conti in una maniera migliore di quello che in realtà sono. Noi siamo convinti che il primo ministro Papandreu si sia comportato sempre con grande onestà, credo che avremmo dovuto fare di più, però ci sono dei criteri per prendere delle decisioni e se non c‘è l’unanimità queste decisioni non si possono prendere. Quindi continuo a dire per essere credibili come paesi dell’area Euro dobbiamo essere in grado di intervenire nel momento di difficoltà di un membro dell’area.

Euronews. Italia, Spagna, Malta e Grecia ogni estate sono prese d’assalto da migliaia di migranti in fuga dai rispettivi paesi.
Come sta agendo il governo italiano per controllare il fenomeno dell’immigrazione clandestina sul lungo periodo?

Frattini. La questione è europea, non è italiana o maltese o greca. Se immigrati clandestini arrivano in Sicilia, visto che le frontiere interne non ci sono più, si muovono rapidamente verso l’Austria, poi verso la Germania poi verso l’Olanda… E allora il problema è di tutti.
Abbiamo chiesto che l’agenzia europea per il controllo delle frontiere fosse potenziata, che i pattugliamenti sul Mediterraneo coinvolgessero più paesi rispetto a quanto non accada ora e abbiamo chiesto con forza che vi siano le stesse regole in tutti e 27 i paesi: per richiedere lo status di rifugiato, per essere ammessi oppure espulsi.
L’Italia ha fatto molto a livello nazionale per frenare l’onda degli immigrati clandestini, abbiamo con la Libia un accordo che ci ha permesso di ridurre in un anno del 90% gli afflussi di immigrati clandestini sulle coste siciliane, ma questo non basta. Proteggendo la Sicilia noi proteggiamo l’intera Europa.

Euronews. Sulla base della sua esperienza come commissario alla giustizia, come giudica il potenziale della commissione Barroso 2 e quali sono le aspettative dell’Italia, magari proprio su temi sensibili come quello dell’immigrazione?

Frattini. Io credo che la commissione Barroso abbia messo insieme una buona squadra anche nel secondo mandato di Barroso.
Certamente sull’immigrazione non ci aspettiamo moltissimo. E ci aspettiamo molto sull’immigrazione, molto sulla sicurezza energetica, molto sul mercato interno. Ci aspettiamo un’Europa attore internazionale.
Catherine Ashton ha una grande sfida davanti a sé. Essere successore di Javier Solana e anche del commissario delle relazioni esterne vuol dire incarnare due ruoli che sono veramente cruciali. Io la sostengo come persona qualificata e preparata. Ma ora, ovviamente, vogliamo i risultati.

Euronews. Ministro, l’Iran si è allontanato dal tavolo delle trattative perseguendo la strada dell’arricchimento dell’uranio; in risposta alle critiche occidentali sono andate in scena manifestazioni di protesta davanti ad ambasciate europee, tra cui quella dell’Italia. Il canale del dialogo è ormai chiuso?

Frattini. Io credo che la palla sia palla sia nel campo dell’Iran, la palla è a Teheran, non a noi. Noi abbiamo confermato un’offerta, un’offerta generosa che dice con grande semplicità: l’uranio dell’Iran si può arricchire per avere una centrale a scopi civili, ma bisogna farlo fuori dal territorio iraniano, cioè in piena trasparenza.
L’Iran sta rischiando di perdere la chance di un negoziato. L’unica ricetta utile è usare delle sanzioni internazionali come leva, non per fare la guerra all’Iran, ma per evitare la guerra all’Iran.

Euronews. Ma lei pensa che sarà possibile trovare un’intesa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite?

Frattini. Se la Cina comprenderà che avere una bomba atomica a Teheran è pericoloso pure per la Cina, la Cina col suo pragmatismo millenario magari farà voto di astensione, magari non voterà a favore, ma perché dovrebbe favorire l’armamento atomico iraniano?

Euronews. In questi giorni è in corso un’intensa campagna militare contro i talenani nell’Afghanistan meridionale.
La stabilizzazione del paese si ottiene attraverso la forza oppure aprendo la porta del dialogo politico ai talebani come ha sembra voler fare il presidente Karzai?

Frattini. Noi abbiamo deciso, a Londra, qualche settimana fa, che la strategia deve essere politica.
Bisogna restituire il controllo del paese nelle mani del governo afghano, noi non vogliamo rimanere lì come forze occupanti, la sicurezza è necessaria per rilanciare un programma di governo per l’Afghanistan, non per fare la guerra ai talebani.
Vi sono gruppi di talebani che non sono recuperabili: sono quelli legati al terrorismo, ad Al Qaeda, quelli che vivono la loro azione per la violenza; vi sono talebani invece che sono diventati insorti magari perché hanno perso il lavoro, perché sono disperati, ma non hanno niente a che fare coi terroristi. E’ a che questi che noi dobbiamo guardare per reintegrarli.

Euronews. Per concludere, l’Italia e il suo primo sono spesso oggetto di forti critiche, quando non di commenti ironici, da parte della stampa internazionale. Lei, da capo della diplomazia italiana, come spiega questo atteggiamento?

Frattini. Vedo molto spesso ritratti dell’Italia che con l’Italia non c’entrano nulla. Allora mi chiedo: sono ritatti dovuti alla non conoscenza dell’Italia? O sono ispirati da una concorrenza e da una competizione internazionale che certamente usano anche la denigrazione del paese? Inoltre, gli italiani hanno uno sport fantastico: parlare male del loro paese quando sono in giro per il mondo. Questo ci indebolisce. Oggettivamente è una nostra debolezza che dobbiamo respingere.