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Dalai Lama, ambasciatore Usa convocato a Pechino

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Dalai Lama, ambasciatore Usa convocato a Pechino

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L’America appoggia il Dalai Lama. Con discrezione. Ma non basta a evitare l’ira di Pechino. C‘è una sola fotografia dell’incontro tra Barack Obama e il leader spirituale tibetano ricevuto a porte chiuse in un’ala della Casa Bianca. Le ricadute negative sui rapporti tra Washington e Pechino sembrano aver dettato la linea della prudenza.

Il Dalai Lama ha parlato ai giornalisti dopo aver ricevuto dal Presidente americano il “forte sostegno” sul tema del rispetto dei diritti umani:

“Le autorità cinesi dovrebbero capire che la società non è un tutto indistinto, ma è fatta di individui” ha detto il leader, Premio Nobel per la Pace. “Solo allora avranno una piena comprensione della realtà. Guardando le cose da un solo punto di vista non si riesce a vedere completamente la realtà”.

L’incontro con il Dalai Lama non era ulteriormente procrastinabile: già in ottobre scorso, quando il leader tibetano era stato negli Usa, Obama aveva evitato di riceverlo personalmente. Mancava poco al suo primo viaggio in Cina.

“Certo, è importante pensare alle conseguenze delle nostre azioni” dice una residente di New York. “Ma credo sia egualmente importante dire chiaramente al mondo intero che non eviteremo di fare qualcosa semplicemente perchè potrebbe dispiacere alla Cina”.

La Cina ha duramente reagito. Prima pubblicando sul sito del Ministero degli Esteri un comunicato di condanna in cui si denuncia il non rispetto degli impegni presi da parte di Washinton a non dare appoggio a quello che Pechino considera un separatista. Poi passando ad atti più concreti: Pechino ha convocato l’ambasciatore americano.