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Ashton: "Il futuro della Bosnia è nell'Unione Europea", ma l'unità dello Stato è ancora a rischio

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Ashton: "Il futuro della Bosnia è nell'Unione Europea", ma l'unità dello Stato è ancora a rischio

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Il futuro della Bosnia Erzegovina è nell’Unione Europea. L’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, ha rassicurato, a Sarajevo, il primo ministro bosniaco Nikola Spiric: Bruxelles appoggerà – ha detto Ashton – le legittime aspirazioni europee del Paese.

Ma la strada verso l’Unione resta lunga e in salita: Bruxelles non vede di buon occhio la mancanza di riforme e le persistenti tensioni etniche all’interno della repubblica federale.

Dalla fine della guerra, nel ’95, il Paese è diviso in due entità, la repubblica Serbksa, a maggioranza serba, e la Federazione croato-musulmana. Le istituzioni comuni, imposte con gli Accordi di Dayton, sono ancora troppo deboli.

A preoccupare la comunità internazionale, l’approvazione da parte del parlamento serbo a Banja Luka, di una legge che permette di celebrare referendum sull’autodeterminazione della regione.

“Se la Bosnia è in grado di sopravvivere? – si chiede Jean-Michel De Waele esperto di relazioni internazionali nell’Europa dell’est – Io penso che bisogna essere molto ottimisti per rispondere di si. Temo che, vista la situazione reale, abbiamo fatto degli sforzi ma non si è arrivati alla creazione di uno stato bosniaco. Quindi, io non credo che la Bosnia sopravviverà, ma bisogna porsi il problema del futuro e del che fare, a partire dal fatto che non si vogliono modificare le frontiere”.

L’auspicio della Ashton è che il Paese resti unito, ma il tema dell’integrità territoriale rischia di dominare la campagna in vista delle elezioni di ottobre. 14 anni dopo la fine della guerra.