ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Sangue in Afghanistan. Il prezzo dell'offensiva Nato

Lettura in corso:

Sangue in Afghanistan. Il prezzo dell'offensiva Nato

Dimensioni di testo Aa Aa

Circa 15 morti accertati. Tre ogni ventiquattro ore. Al quinto giorno dell’offensiva Nato nel sud dell’Afghanistan, la prima certezza è nella continua crescita del suo prezzo in vite umane: almeno una decina di vittime fra i civili, tre o quattro fra le truppe alleate, più un numero ancora imprecisato di ribelli taleban.

Quindicimila gli effettivi impegnati da sabato nell’operazione Mushtarak, fra militari afgani, statunitensi e britannici. Tra questi ultimi anche Sean Dawson: diciannovenne che nel weekend sarebbe caduto sotto il “fuoco amico”. Ipotesi, che accreditata da Londra rilancia il dibattito sul prezzo della sicurezza che ci si propone di riportare nella provincia meridionale di Helmand.

Più che combattere i taleban, ha infatti dichiarato il comandante Nato Stanley McChrystal, lo scopo è difendere la popolazione, ottenerne la fiducia e così isolare gli insorti. Il tutto nelle strategiche valli dell’oppio: sterminati campi di papaveri, da cui proviene l’eroina afgana, che con il suo traffico alimenta le casse dei taleban.

Attività a cui molti si dedicano per semplice mancanza di alternative. “Non appena le operazioni militari saranno concluse – assicura Golab Mangal, governatore della provincia di Helmand – partiremo con i programmi di sviluppo e garantiremo lavoro alla popolazione”.

Tra gli obiettivi, insieme al ripristino della legalità, anche lo sradicamento delle coltivazioni d’oppio. Traguardi, da cui secondo molti dipendono pace e stabilità dell’intera regione.