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Quale avvenire per il Kosovo?

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Quale avvenire per il Kosovo?

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Due anni dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza, 10 anni dopo la fine della guerra tra Belgrado e la milizia d’etnia albanese, il Kosovo ha un avvenire economico e politico? L’autoproclamata repubblica sta conoscendo parecchi problemi, anche se la situazione non è esplosiva.

“L’indipendenza non ha risolto nulla – dice Jean-Michel de Walle dell’Università Libera di Bruxelles -. Chi pensava che i problemi sarebbero stati superati automaticamente, quasi per magia, deve constatare che le questioni restano tutte. Non sono più gravi di prima, ma sono ancora tutte là”.

Dalla fine della guerra con la Serbia, il Kosovo ha ricevuto 4 miliardi di euro di aiuti finanziari. Al momento della sua indipendenza, Pristina sosteneva di potersela cavare grazie alle sue risorse minerarie e ai suoi giovani; ma la povertà, il crimine e la corruzione regnano.

Su due milioni di abitanti, il 40 per cento è senza lavoro. Il reddito medio pro capite annuo è di appena 1760 euro. E ora i donatori occidentali vogliono ridurre gli aiuti.
“Dall’inizio – dice De Walle -, si sapeva che il Kosovo indipendente sarebbe stata una sfida economica. Non ha ricchezze naturali, né industria o agricoltura efficienti. E’ dunque un Paese povero, senza infrastrutture adeguate.

I problemi sono aggravati dalla mancanza di un’amministrazione competente e di adeguate élites politiche, economiche e sociali, capaci di lanciare un vero progetto politico per questo Paese”.

L’indipendenza non è stata dunque raggiunta in campo economico, ma nemmeno in quello della sicurezza pubblica. Diecimila uomini della Kfor e 2 mila poliziotti dell’Unione europea sono costantemente presenti per lottare contro il crimine organizzato e per raffreddare le tensioni tra la maggioranza albanofona e la minoranza serba. Quest’ultima non riconosce le istituzioni kosovare. E ora si attende un importante pronunciamento della Corte internazionale di giustizia.

“Finché non ci sarà la risposta sul quesito della legittimità della proclamazione di indipendenza – dice de Walle -, sarà difficile fare passi in avanti. Penso che per la Serbia, anche con un governo democratico e filo europeo, l’indipendenza del Kosovo sia qualcosa che resterà assolutamente inaccettabile”.

Se la sentenza, non vincolante, della Corte internazionale di giustizia, sarà favorevole a Pristina, le autorità serbe e kosovare potranno di nuovo riunirsi intorno a un tavolo per un negoziato. E in quella sede sarà deciso l’avvenire del Kosovo.