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Arresto numero due taleban. E' ancora giallo

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Arresto numero due taleban. E' ancora giallo

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“Con o senza di lui andremo avanti nella nostra lotta”. Al presunto arresto in Pakistan del braccio destro del mullah Omar, i taleban afgani replicano ostentando certezze.

Smentita da un loro portavoce, la cattura di Abdul Ghani Baradar è stata finora confermata soltanto da ufficiali statunitensi che hanno voluto mantenere l’anonimato.

La collaborazione dei servizi di Islamad ha già fatto parlare alcuni esperti di “svolta epocale”. Una conversione anti-taleban che non sembra però preoccupare non i fiancheggiatori pachistani del Teereq Nifaz Shariat: “Anche se Abdul Ghani Baradar fosse stato ucciso – ha fatto sapere il leader del gruppo integralista, Mualvi Noor Muhammad – già in venti sarebbero pronti a sostituirlo”.

Secondo un portavoce taleban, Baradar sarebbe comunque in salvo e guiderebbe le operazioni degli insorti nel sud dell’Afghanistan. Forse proprio nella stessa provincia di Helmand in questi giorni interessata dall’operazione Mushtarak.

Quindicimila, fra statunitensi, britannici e militari afgani, gli uomini impegnati nell’imponente offensiva Nato.

Principale nemico le mine: un tappeto di ordigni rudimentali, disseminato dai taleban su strade e terreni per frenare la marcia delle truppe alleate. Duplice scopo della missione: riassumere il controllo sulle valli dell’oppio e tutelare la popolazione.

Gli stessi civili, che già in più di dieci avrebbero perso la vita in seguito a errori e scontri, che hanno segnato i primi quattro giorni dell’avanzata Nato.