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Afghanistan: mine e cecchini frenano le truppe Nato

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Afghanistan: mine e cecchini frenano le truppe Nato

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Il nemico non ha un volto ma un nome: mine e cecchini nascosti fra abitazioni e moschee che al quarto giorno rallentano i tempi dell’offensiva Mustarak in Afghanistan. Un tappeto di ordigni rudimentali, con cui i taleban hanno disseminato strade e terreni, per frenare l’avanzata delle truppe Nato. Quindicimila, fra statunitensi, britannici e militari afgani, gli uomini impegnati nell’operazione.

Sale, intanto il prezzo in vite umane pagato per riconquistare la strategica provincia di Helmand. Con le ultime tre, il bilancio delle vittime civili sale a 15. Nove quelle riconosciute dalle autorità afgane, che parlano di “circostanza sfortunate: “Gli insorti – spiega il Ministro degli Interni Hanif Atmar – usavano una struttura, che al momento dell’attacco, non sapevamo fosse occupata dai civili”.

E proprio la difesa dei civili, piuttosto che la lotta agli insorti, è la priorità assegnata alle forze alleate. Tutelare cioè la popolazione e riconquistare la cassaforte dell’oppio, per piegare una resistenza taliban, che continua a rispondere con le strategie di sempre: evitare lo scontro diretto, riparare sulle montagne dopo colpi mirati e mescolarsi alla popolazione dei villaggi.